L’uomo, condannato per mafia e traffico di droga, è stato rintracciato dopo una serie di accertamenti e appostamenti.
Asti – La polizia arresta nella provincia di Reggio Calabria un evaso dalla casa di reclusione di Asti, di origini palermitane, che stava scontando la pena di 21 anni di reclusione per associazione di tipo mafioso nonché associazione finalizzata al traffico illecito di sostanza stupefacente.
Le indagini, coordinate dalla locale Procura della Repubblica nonché dalle Procure Generali presso le Corti di Appello di Palermo e Torino, hanno avuto inizio in data 17 luglio 2026 quando un detenuto semilibero, con permesso di uscire per prestare opera di volontariato, non faceva più rientro presso la Casa di Reclusione di Asti.
Immediatamente, l’evasione del detenuto veniva diramata a tutte le forze dell’ordine a livello nazionale considerato l’alto profilo criminale del soggetto che dal 1988 aveva già scontato 34 anni di reclusione.
Nel frattempo, la Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Palermo, emetteva un Ordine di esecuzione per la carcerazione per l’espiazione della reclusione residua di 3 anni 9 mesi e 15 giorni, mentre il Magistrato di Sorveglianza di Torino emetteva un Decreto di sospensione, con effetto immediato, della misura alternativa e ne ordinava la carcerazione.
Quindi, la 1^ Sezione della squadra mobile di Asti acquisiva dal locale Istituto di detenzione gli atti dei numerosi colloqui e permessi d’uscita fruiti negli anni e si concentrava sui soggetti che nel corso del tempo erano stati indagati e/o condannati con il detenuto evaso, con riferimento all’ambiente mafioso siciliano, così come emerso dalla consultazione dell’intero fascicolo personale del detenuto e dalle banche dati di polizia. Gli elementi emersi permettevano agli investigatori di ipotizzare che l’evaso volesse raggiungere Bagheria (PA) in quanto città d’origine e luogo dove avrebbe potuto avere supporto e protezione per la latitanza.
Le investigazioni, poi, si concentravano anche su Reggio Calabria città da dove l’evaso avrebbe potuto raggiungere la Sicilia tramite i traghetti evitando facilmente i controlli e, soprattutto, perché, già in passato, più volte la criminalità organizzata reggina aveva dato supporto logistico ai latitanti siciliani.
La collaborazione con la squadra mobile di Palermo permetteva di escludere la presenza del detenuto evaso a Bagheria (PA) e veniva, così, seguita la pista della sua presenza concreta nel reggino.
Gli investigatori astigiani raggiungevano Reggio Calabria dove, grazie alla collaborazione e supporto della squadra mobile di Reggio Calabria, proseguivano gli accertamenti e le ricerche che conducevano al paese di Bovalino (RC), storicamente segnato da una forte presenza della ‘ndrangheta nella Locride.
Dopo alcuni giorni di appostamenti tra gli esercizi commerciali del paese, come market, tabacchini e farmacie, mentre gli investigatori effettuavano l’ennesimo riscontro sul territorio, individuavano il detenuto evaso che attirava l’attenzione dandosi ad una breve fuga, venendo, però, prontamente bloccato.
All’atto dell’arresto gli investigatori notavano che il soggetto ricercato si era tinto i capelli di biondo, cambiando di fatto la fisionomia del viso, e di aver già intravisto l’evaso il giorno precedente con gli stessi vestiti presso degli esercizi commerciali di Bovalino.
Oltre alla cattura e arresto eseguiti in forza dell’Ordine di esecuzione per la carcerazione e del Decreto di sospensione della misura alternativa, il soggetto veniva arrestato per il reato di evasione.
L’autorità giudiziaria di Locri convalidava l’arresto, la perquisizione e il sequestro probatorio, dichiarandosi tuttavia incompetenti e trasmettendo il relativo fascicolo processuale alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Asti.