Il rogo, divampato nel pomeriggio sul monte a picco sul lago di Como, è proseguito per tutta la notte. Canadair in azione.
Lecco – Una montagna che brucia sospesa sull’acqua, due lingue di fuoco arancioni che disegnano il buio, e centinaia di persone ferme sul lungolago di Lecco a guardare, con i telefoni alzati, quello che nessuno vorrebbe vedere. È l’immagine feroce e ipnotica con cui il Moregallo – il versante che precipita a strapiombo sul lago di Como, nel territorio di Mandello del Lario – ha bruciato per l’intera notte tra martedì 4 e mercoledì 5 agosto, alimentando fronti di fiamma visibili da chilometri, da Pradello fino a tutta la sponda opposta.
Le fiamme erano state avvistate intorno alle 17 di martedì, nella fascia bassa del versante, poco sopra la vecchia strada per Bellagio ormai dismessa. Da lì il fuoco è risalito lungo i canali rocciosi, spinto dal vento e nutrito da settimane di siccità, arbusti secchi e piante resinose, fino a divorare l’intero fronte della montagna. Una zona impervia, praticamente verticale, dove non arrivano né i volontari a piedi né i mezzi su ruote: è per questo che il Canadair è diventato l’unica arma possibile.
Il primo lancio è arrivato alle 20.20: il velivolo, decollato da Orio al Serio, scendeva a sfiorare l’acqua per rifornirsi a pochi metri dalle case della riva. Ma la finestra era strettissima. I mezzi aerei possono operare soltanto tra l’alba e il tramonto, e martedì il sole è calato sul lago poco prima delle 21. Con il buio, il fuoco è rimasto solo, padrone della parete: sulla roccia dove le squadre non possono salire, la notte è tempo perso. Si guarda e si aspetta.
Il primo effetto concreto è stato la chiusura precauzionale della galleria di Parè, lungo la Sp 583 Lariana, disposta dalla Provincia di Lecco quando le fiamme si sono avvicinate all’imbocco del tunnel. A seguire le operazioni, insieme ai vigili del fuoco del comando di Lecco e alle squadre dell’antincendio boschivo, è stato Giovanni Bruno Bussola, sindaco di Ballabio e assessore della Comunità montana con delega all’antincendio, che dal fronte ha rassicurato: allo stato attuale il rogo “non minaccia abitazioni o altri siti sensibili”. A terra hanno lavorato due fuoristrada dei pompieri e la squadra nautica con un gommone a presidiare il versante dal lago.
Con la prima luce di mercoledì il lavoro dall’alto è ripreso: sul Moregallo è previsto il ritorno di un Canadair, questa volta da Genova, insieme a due elicotteri antincendio, mentre una squadra sale al rifugio Sev, a 1.276 metri, per valutare l’evoluzione del fronte. Quanta vegetazione sia andata in cenere si saprà solo dopo le ricognizioni.
Il dramma è che il Moregallo non era l’unico fronte aperto. Nella stessa notte il sistema regionale stava già combattendo su altri due incendi: quello di Gordona, in Valchiavenna, che ha ormai percorso circa 60 ettari di bosco, e quello di Premana, in Val Fraina, sopra l’Alpe Caprecolo, ripreso per la seconda volta proprio mentre il Moregallo cominciava a bruciare, un incendio che impegna uomini e mezzi da tre settimane e che la pioggia di domenica sembrava aver spento. Sull’origine del rogo sul lago non ci sono ancora indicazioni ufficiali: la causa è al vaglio di chi lavora sul posto, ma difficilmente si tratta di autocombustione. Più probabile un falò sfuggito di mano o un fuoco appiccato di proposito.





