L’uomo di Vannacci a Milano indagato per frode: appena nominato, si è dimesso

Luca Carleo era stato scelto come volto del partito nella città meneghina. Poi la scoperta dell’inchiesta e il passo indietro in 24 ore.

Milano – Nominato un giorno, dimesso quello dopo. È bastato appena un battito di ciglia perché il sogno lombardo di Futuro Nazionale, il partito dell’ex generale Roberto Vannacci, si trasformasse in un imbarazzo di quelli che pesano. Protagonista, suo malgrado, è Luca Carleo, imprenditore milanese classe 1981, che il 28 luglio veniva incoronato responsabile vicario per la Lombardia con delega su Milano e appena 24 ore più tardi restituiva la tessera appena ricevuta. Il motivo è scritto nero su bianco nelle carte della Procura di Milano: Carleo è tra i dieci indagati di una maxi inchiesta per una presunta frode finanziaria da oltre 30 milioni di euro.

A far crollare tutto è stata la perquisizione della guardia di finanza, con cui l’imprenditore ha scoperto di essere finito nel mirino degli inquirenti. Carleo è uno degli amministratori delle società del gruppo Ops, attivo tra telecomunicazioni ed editoria, insieme al manager Ciro Di Meglio. Sono le ex Eems, Netweek – la storica catena di giornali locali lombardi e piemontesi – e Giglio Group, ribattezzate rispettivamente Ops Italia, Ops Retail e Ops eCom.

Il decreto di sequestro preventivo, firmato dal Gip su richiesta del Pm Nicola Rossato, ha bloccato le azioni e le quote di quattro società riconducibili a Di Meglio, oltre a oltre 100mila euro considerati profitto della manipolazione del mercato. Le ipotesi di reato sono pesanti: manipolazione del mercato, ostacolo alle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali, formazione fittizia di capitale e malversazione di erogazioni pubbliche.

Secondo la Procura, guidata dal procuratore Marcello Viola, con la collaborazione della Consob, i due imprenditori avrebbero orchestrato “strategie delinquenziali” per ottenere profitti personali ai danni di investitori e mercato. Il tutto, si legge nelle carte, con il concorso di 33 tra consiglieri, sindaci, amministratori e professionisti: aumenti di capitale gonfiati, liquidità drenata dalle società quotate e persino finanziamenti garantiti dallo Stato dirottati altrove. A pesare ci sono anche le intercettazioni: in una, datata 30 gennaio, Carleo parlava di far confluire in una bad company gli asset malati. La frase è gelida: “A quel punto buttiamo dentro tutto”.

Di fronte allo scandalo, il partito ha reagito in fretta. “Accolgo le dimissioni di Luca Carleo, in attesa che possa chiarire le vicende giudiziarie a suo carico nel caso Ops”, ha dichiarato il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni. “Mi auguro che possa essere fatta piena luce e lo ringrazio per il senso di responsabilità nel fare un passo indietro in un momento così delicato. Nei prossimi giorni il Partito provvederà a una nuova nomina all’altezza dell’incarico”.

Resta l’amaro di un’operazione politica nata male: i futuristi speravano di lanciare a breve il loro candidato per la corsa a Palazzo Marino nel 2027. Ora la palla passa al Gip, chiamato a decidere sulle misure cautelari – tra cui il carcere – dopo gli interrogatori preventivi, fissati a settembre.