Una donna indiana ha trovato il coraggio di denunciare l’inferno domestico in cui ha vissuto per anni.
Cuneo – La testa spinta a forza dentro il water di casa, il corpo trascinato per i capelli e le percosse. Poi la porta sbattuta in faccia, cacciata via nel cuore della notte come un rifiuto. È l’inferno domestico che una donna indiana ha denunciato ai giudici di Cuneo, un incubo lungo anni consumato tra le mura di casa e finito ora con la condanna del marito, un uomo di religione sikh, a due anni e sei mesi per maltrattamenti in famiglia.
A far finire l’uomo a processo è stata la denuncia della moglie, che agli inquirenti ha squarciato il velo su una quotidianità fatta di controllo, sopraffazione e paura. In uno degli episodi più agghiaccianti raccontati in aula, la donna sarebbe stata trascinata per i capelli, percossa e spinta con la faccia dentro il wc dell’abitazione, per poi essere buttata fuori casa in piena notte.
Ma le umiliazioni non finivano tra quelle mura. Per piegarla del tutto, secondo l’accusa, l’uomo avrebbe girato dei video da spedire ai parenti in India, prove costruite per dimostrare che la moglie non tenesse la casa abbastanza pulita. Un marchio d’infamia recapitato a distanza di migliaia di chilometri. E c’era il capitolo più intimo e doloroso: lui pretendeva rapporti sessuali, mentre per lei ogni momento di intimità era vissuto come pura sofferenza.
A colpire gli inquirenti è stato soprattutto il modo in cui la vittima descriveva i propri lividi. La donna parlava di una “violenza piccola”, segno – secondo il sostituto procuratore Francesca Lombardi – di quanto avesse ormai normalizzato l’orrore subito. “A monte c’era una tradizione culturale a cui sia lui che lei si sono conformati”, ha spiegato il Pm, tratteggiando una dinamica di ruoli e sottomissione che aveva reso alla donna quasi impossibile ribellarsi.
Il Pm aveva chiesto una pena più severa, tre anni e sei mesi, ma il tribunale si è fermato a due anni e sei mesi. Per la difesa, invece, l’imputato “è un buon padre ed è stato un buon marito nei limiti in cui poteva esserlo”. Parole che stridono con il racconto di una moglie che, per essere creduta, ha dovuto trovare il coraggio di mettere nero su bianco anni di silenzio.