Grasso e bello? Ma mi faccia il piacere…

La persona grassa viene guardata quasi con disgusto, un corpo da mettere in riga e quindi da recuperare. Oggi va di moda il palestrato tutto muscoli.

Nelle società opulente altamente industrializzate da anni si è diffuso un fenomeno che ha come vittime preferite migliaia di giovani. Si tratta dell’obesità, una patologia cronica caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo che comporta gravi rischi per la salute. È una malattia complessa e multifattoriale, influenzata da fattori genetici, metabolici, ambientali e psicosociali.

Il parametro clinico più utilizzato per diagnosticare l’obesità è l’indice di massa corporea (BMI), che si calcola dividendo il peso (in kg) per il quadrato dell’altezza (in metri). La cura richiede un approccio medico multidisciplinare e personalizzato. I pilastri del trattamento includono la modifica dello stile di vita (dieta ipocalorica ed esercizio fisico), il supporto psicologico, l’eventuale terapia farmacologica e, nei casi più gravi, la chirurgia bariatrica.

Oggi si sta parlando molto di un farmaco “miracoloso” iniettabile per il trattamento del diabete di tipo 2, l’Ozempic. Rallenta lo svuotamento dello stomaco e attenua l’appetito. In poco tempo è diventato il farmaco dimagrante per eccellenza, perché ci si sente liberati dal gioco della dieta e del movimento fisico. C’è un retaggio che, tuttavia, è duro a morire.

Ovvero la persona grassa viene guardata quasi con disgusto, un corpo da mettere in riga e quindi da recuperare. Inoltre viene considerata responsabile e colpevole del suo stato fisico. E’ noto che l’obesità, dal punto di vista medico, è causa di altre patologie, ma la narrazione corrente dei grassi si basa sul concetto che sono persone senza valore e con qualità negative (voracità, indolenza, sciatteria).

Inoltre vengono spesso esclusi dalla vita sociale e di comunità. Insomma si sta diffondendo, alla stessa stregua di un virus, una sorta di “grassofobia”, un insieme di pregiudizi, avversione e discriminazione nei confronti delle persone obese, basata su una paura irrazionale o sul disprezzo del grasso corporeo, fino ad arrivare anche al bullismo.

Lo stile di vita è importante ma non deve diventare un’ossessione

Si innesca, così, un meccanismo perverso per cui chi ne è vittima tende a non prendere in considerazioni visite mediche, con tutti gli effetti negativi del caso. L’ostilità verso chi è grasso si manifesta con una serie di barriere che si trovano ad affrontare. Ad esempio gli aerei non dispongono di sedili idonei per loro, i letti degli ospedali che “reggono” fino ad un certo peso, per finire agli indumenti che arrivano fino ad una certa taglia.

E’ come se una regia invisibile avesse deciso quali corpi abbiano diritto di cittadinanza e quali no. C’è da dire che, durante il secolo scorso, le istituzioni sanitarie hanno dovuto orientarsi verso la cura della malnutrizione e le malattie infettive. In genere le persone erano abbastanza gracili, per cui si pensava che qualche chilo in più faceva bene alla salute.

Essere smilzo era sinonimo di scarsa salute e di declino sociale. Col tempo la ricchezza è cresciuta e il benessere ha prodotto una serie di malattie come l’infarto, l’ictus e il diabete di tipo 2. Tra gli anni ’60 e ’70 ecco che il grasso si è trasformato in un pericolo pubblico. Oggi si vive nell’epoca della “cultura della dieta”, un sistema di credenze sociali che equipara la magrezza alla salute e al valore personale.

Promuove il controllo ossessivo del cibo e la restrizione calorica come stile di vita, creando un circolo vizioso di fallimento, vergogna e continua ricerca della forma fisica ideale. Il corpo si è trasformato in feticcio, esposto per rappresentare uno stile di vita e uno status. Mah…