Fisco e ricchezza iniqui: quale soluzione?

Al momento non ci sono soluzioni in vista ma una cosa è certa: la pressione fiscale è ai massimi livelli mentre la ricchezza è mal distribuita.

La ricchezza è cresciuta per pochi. Gli ultimi dati statistici e socioeconomici hanno evidenziato una tendenza che si è sviluppata negli ultimi tempi, ovvero la concentrazione del capitale. La Banca d’Italia ha dato i numeri con le statistiche sulla distribuzione dei patrimoni, debiti e risparmi tra le diverse fasce della popolazione.

La ricchezza media è in crescita ma si è dilatato il divario. Infatti il 10% ne detiene oltre il 60%, mentre al ceto medio-basso restano solo le briciole, il 7,2%. Per quest’ultimi il patrimonio è costituito per il 90% dalla casa mentre i ricchi, come tali, diversificano i loro investimenti. Il fenomeno è talmente cogente che la Commissione Europea ha redatto un documento sul tema.

Molti anni fa apparve una foto emblematica sul paradosso dei decisori politici: dirigenti della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) discutevano della fame mondiale davanti a un luculliano banchetto: a pancia piena si discute meglio! Nel report europeo è emersa, per il Belpaese, l’esistenza di un sistema fiscale iniquo e di una notevole evasione fiscale. Secondo gli autori la pressione fiscale andrebbe spostata dal lavoro ai patrimoni e successioni.

Guai a nominare questi argomenti nel dibattito nazionale, si commetterebbe sacrilegio. Nella migliore delle ipotesi verrebbe considerata irrealizzabile, nella peggiore di essere tacciati di pericoloso bolscevismo. I partiti di centrodestra hanno espresso il loro perentorio diniego motivando la scelta col timore che in questo modo i ricchi andrebbero all’estero. Le forze progressiste, in apparenza, più sensibili al tema, hanno parlato di una redistribuzione più equa della ricchezza, realizzabile tassandola un po’ di più insieme ai patrimoni. La famosa patrimoniale…

Pressione fiscale troppo elevata. Immagine di Mangsaab

Una soluzione di questo tipo necessita di un intervento strutturale non solo nazionale ma a livello europeo. E’ un po’ la filosofia alla base del cosiddetto Tax the Rich (letteralmente “Tassare i ricchi“), un principio di politica economica che richiede una maggiore tassazione per i grandi patrimoni e i redditi più elevati. L’obiettivo è ridurre le disuguaglianze economiche e finanziare servizi pubblici, welfare e transizione ecologica. 

I punti chiave di questo dibattito includono l’introduzione di imposte progressive sui grandi patrimoni; l’aumento delle tasse di successione e la chiusura dei paradisi fiscali. In Europa è attiva anche un’Iniziativa dei Cittadini Europei volta a istituire una tassa continentale sui super-ricchi. Si basa sull’idea che l’1% più ricco della popolazione mondiale detenga una quota sproporzionata della ricchezza globale, e che questa concentrazione limiti la mobilità sociale e le risorse a disposizione della collettività. 

I detrattori, invece, sostengono che una tassazione eccessiva possa disincentivare gli investimenti, frenare la crescita economica e spingere i capitali o i residenti facoltosi a trasferirsi all’estero. Non esiste una proposta ottimale al problema. Se la crisi economica e sociale dura da decenni ci sono fasce della popolazione che si sono arricchite. In che modo? Hanno rispettato la legge?

Non è né equo, né giusto che a pagare siano sempre gli stessi e chi ci siano gruppi che si arricchiscono sulle spalle della povera gente. Meno male che siamo un Paese di religione cattolica, che prevede la misericordia verso i più deboli. Si è visto come.