In arrivo 11 milioni di cartelle esattoriali

L’Agenzia delle Entrate ha avviato una nuova ondata di riscossione che rischia di travolgere famiglie e piccole imprese già in difficoltà.

Immaginate di scoprire, da un giorno all’altro, che lo stipendio o i risparmi sul conto corrente sono stati bloccati senza preavviso. È quello che rischiano concretamente migliaia di italiani nei prossimi mesi, quando la macchina della riscossione concluderà un’operazione attualmente in corso: 750mila procedure forzate risultano attivate e tra gli strumenti a disposizione dell’esattore c’è proprio il pignoramento “sprint” di stipendi, pensioni e conti correnti, una procedura molto più rapida di quella riservata ai creditori privati, che possono congelare somme in tempi rapidissimi lasciando poco margine di reazione a chi la subisce.

Non è però soltanto questo lo scenario possibile. Chi ha debiti di importo contenuto può vedersi notificare il fermo amministrativo sull’auto, mentre l’ipoteca sulla casa scatta soltanto quando la cifra dovuta supera i 20mila euro e solo se l’ente giustifica in modo puntuale la scelta di ricorrere a una misura così invasiva.

Dietro queste procedure c’è un’operazione di dimensioni enormi: in arrivo ci sono 11 milioni di cartelle esattoriali, le comunicazioni con cui lo Stato richiede il saldo di tasse, multe o contributi rimasti insoluti. Non è una stretta improvvisa, ma la prosecuzione di un’attività ordinaria di recupero crediti condotta dall’Agenzia delle Entrate. A livello nazionale, le persone che risultano avere almeno una posizione debitoria aperta con il fisco sono circa 19 milioni, per un debito medio che si attesta sui 5.800 euro a testa: una cifra che pesa in modo molto diverso a seconda che si tratti di un grande patrimonio o del bilancio familiare di un piccolo commerciante.

C’è però un dato che ridimensiona l’allarme, almeno in parte: oltre un terzo delle cartelle in arrivo riguarda crediti che gli stessi tecnici definiscono “difficilmente esigibili”, cioè somme che con ogni probabilità non verranno mai incassate. Si tratta spesso di richieste nate da errori nella formazione dell’atto o prive dei requisiti legali necessari per essere avanzate, il che significa che una parte consistente di queste comunicazioni potrebbe rivelarsi, di fatto, carta straccia.

Ed è proprio su questo margine di errore che i cittadini possono giocare la propria difesa. Chi riceve una cartella non dovrebbe procedere d’istinto al pagamento, ma verificare innanzitutto se il termine per la richiesta non sia scaduto: quando lo Stato lascia passare troppo tempo, il debito cade in prescrizione e si estingue. Da controllare anche eventuali difetti di notifica, come cartelle recapitate a indirizzi errati o mai effettivamente consegnate, oppure omonimie ed errori di calcolo negli interessi e nelle sanzioni applicate. Individuato uno di questi vizi, è possibile chiedere l’annullamento dell’atto attraverso un’istanza di autotutela rivolta direttamente all’ente, oppure presentando ricorso davanti al giudice competente — spesso l’unica strada realmente efficace per fermare la macchina della riscossione prima che intervenga sul conto corrente.