Il vicepremier rilancia il metodo delle consultazioni e indica le priorità per la città: costo della vita, mobilità, parcheggi e case popolari.
Milano – Il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini ha trascorso il weekend tra i gazebo allestiti dal partito in quaranta piazze milanesi, dove i cittadini sono stati chiamati a esprimere le proprie preferenze sul futuro candidato sindaco del centrodestra. Una presenza definita dallo stesso Salvini “da osservatore esterno”, ma tutt’altro che marginale.
A chi gli chiedeva della propria eventuale candidatura, Salvini ha mantenuto un profilo volutamente prudente, limitandosi a dire che avrebbe espresso gratitudine verso il partito e verso i milanesi nel caso in cui il suo nome fosse emerso dalle urne interne. Nessuna apertura esplicita, nessuna chiusura definitiva.
La diagnosi sulla città è stata netta. Per Salvini, Milano rischia di trasformarsi in una realtà esclusiva, accessibile soltanto a chi può permettersela economicamente. Riportarla a essere una città per tutti, a partire dai suoi stessi abitanti, è secondo il leader della Lega una priorità ineludibile. Tra i nodi principali ha citato il costo della vita, le zone a traffico limitato, la carenza di parcheggi e le condizioni delle case popolari.
Sul metodo, Salvini ha proposto di estendere il modello dei gazebo agli altri partiti della coalizione, in modo da convergere su un nome condiviso. Ha però avvertito che non è pensabile arrivare a ottobre con la questione ancora aperta, auspicando che entro il giorno successivo si potesse già trovare un accordo. Alla domanda su Carlo Cottarelli, indicato da Forza Italia come possibile candidato, ha risposto che il nome non era sul tavolo del centrodestra e che preferiva concentrarsi sui contenuti programmatici piuttosto che sui profili.
Sul fronte interno al partito, il vicepremier ha liquidato l’ipotesi di un congresso anticipato ricordando che il mandato dura quattro anni e che quello precedente si era tenuto appena l’anno prima. Ha invece annunciato la costituzione di un tavolo con rappresentanti di comuni, province e regioni, utile, a suo dire, soprattutto in vista della legge di bilancio autunnale e del confronto con Bruxelles sui fondi europei.
Quanto a Roberto Vannacci, il ministro ha osservato che chi vota sistematicamente contro il governo non può contestualmente chiedere di farne parte, salvo un esplicito cambio di posizione. Ha infine glissato sull’incontro tra il presidente Mattarella e il ministro dell’Interno Piantedosi, dichiarando di non sapere nulla del colloquio e ha ribadito di trovarsi bene nella sua attuale collocazione governativa.