Nomine, compensi e incarichi giudiziari

La grande zona grigia della trasparenza. Se ce ne fosse di più rafforzerebbe il sistema giustizia, non lo renderebbe più debole.

Ogni giorno, nei tribunali italiani, vengono disposte migliaia di nomine e liquidazioni economiche. Consulenti tecnici d’ufficio (CTU), periti, custodi giudiziari, professionisti delegati alle vendite immobiliari, curatori fallimentari, commissari giudiziali, amministratori giudiziari, amministratori di sostegno, curatori speciali dei minori, interpreti, traduttori, esperti, ausiliari del giudice, difensori ammessi al patrocinio a spese dello Stato e numerose altre figure professionali vengono incaricate dall’autorità giudiziaria di svolgere attività essenziali per il funzionamento della giustizia.

Si tratta di un universo vastissimo che muove somme rilevanti e che incide direttamente sia sulla spesa pubblica, sia sul patrimonio dei cittadini coinvolti nei procedimenti. Eppure una domanda apparentemente semplice resta sorprendentemente difficile: quanto viene complessivamente liquidato? A chi? Con quale frequenza? In base a quali criteri? Con quali differenze fra tribunale e tribunale?

A differenza di quanto accade in altri settori della pubblica amministrazione non esiste infatti un sistema nazionale facilmente accessibile che consenta al cittadino di conoscere in modo immediato e aggregato tutte le nomine ricevute da un determinato professionista, tutti i compensi percepiti, tutti i decreti di liquidazione emessi e la loro distribuzione territoriale.

Le singole liquidazioni sono certamente previste dalla legge e formalmente inserite nei rispettivi fascicoli processuali. Tuttavia la frammentazione delle informazioni rende spesso impossibile una verifica effettiva e sistematica da parte dei cittadini, degli studiosi, della stampa e degli stessi organismi di controllo.

Il problema non riguarda la legittimità dell’attività svolta dai magistrati né la necessità di retribuire professionisti chiamati a svolgere funzioni delicate e spesso indispensabili. La questione riguarda invece la trasparenza.

In qualsiasi altro settore della pubblica amministrazione, l’affidamento di incarichi esterni, la gestione di risorse pubbliche e la distribuzione di compensi sono normalmente accompagnati da registri, pubblicazioni, sistemi di monitoraggio, obblighi di rendicontazione e strumenti di controllo diffuso.

Nel settore giudiziario, invece, la ricostruzione complessiva del fenomeno appare ancora oggi estremamente complessa. Non esiste un registro pubblico nazionale delle nomine. Non esiste un archivio unico delle liquidazioni.

Maggiore trasparenza, giustizia più forte

Non esiste una piattaforma consultabile che consenta di verificare in tempo reale quante nomine abbia ricevuto un determinato professionista, quanti incarichi siano stati conferiti da un singolo ufficio giudiziario, quali compensi siano stati liquidati e secondo quali criteri.

Questa situazione pone interrogativi che meritano di essere affrontati senza pregiudizi e senza spirito polemico. È compatibile con i principi di trasparenza amministrativa una gestione così frammentata delle informazioni? È possibile verificare efficacemente il rispetto dei criteri di rotazione degli incarichi? È possibile monitorare eventuali concentrazioni di nomine? È possibile confrontare le prassi adottate dai diversi uffici giudiziari?È possibile controllare l’uniformità delle liquidazioni?

In uno Stato moderno, la trasparenza non rappresenta una concessione ma una garanzia democratica. Ciò che è misurabile può essere controllato. Ciò che è controllabile può essere corretto. Ciò che resta disperso in migliaia di fascicoli e provvedimenti individuali rischia invece di trasformarsi in una zona grigia sottratta alla conoscenza collettiva.

Per questo motivo appare sempre più urgente aprire un dibattito pubblico sulla creazione di registri nazionali accessibili, interoperabili e costantemente aggiornati, in grado di rendere pienamente conoscibili nomine, incarichi, compensi e liquidazioni che ogni giorno vengono disposti negli uffici giudiziari italiani.

La trasparenza non indebolisce la giustizia. La rafforza.