Risse filmate e umiliazioni online alimentano una deriva culturale che preoccupa educatori e istituzioni. Chiesto un piano nazionale di prevenzione e monitoraggio.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per il crescente numero di episodi di violenza che vedono coinvolti adolescenti e giovani nei contesti urbani del nostro Paese. Aggressioni, risse, accoltellamenti, atti di bullismo e forme di sopraffazione diffuse anche attraverso i social network delineano un fenomeno che, per dimensioni e caratteristiche, richiede una riflessione approfondita da parte delle istituzioni e dell’intera società civile.
Particolarmente significativi risultano i dati contenuti nell’ultimo Rapporto ESPAD Italia, elaborato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, secondo cui circa il 40% degli studenti tra i 15 e i 19 anni dichiara di aver partecipato ad almeno una rissa o zuffa nell’ultimo anno. Desta ulteriore allarme il dato relativo alle violenze di gruppo, che coinvolgono una quota non trascurabile di adolescenti e che, in numerosi casi, producono conseguenze fisiche tali da richiedere interventi sanitari.
Tali evidenze non possono essere interpretate esclusivamente come manifestazioni di devianza individuale. Esse rappresentano piuttosto il sintomo di un disagio più profondo che investe la sfera educativa, relazionale e culturale delle nuove generazioni. La diffusione di comportamenti aggressivi, spesso esibiti e condivisi sulle piattaforme digitali, segnala una crescente difficoltà nel riconoscere il valore della dignità umana, del rispetto reciproco e della responsabilità personale.
Preoccupa, in particolare, la trasformazione della violenza in strumento di visibilità e di affermazione identitaria. Quando l’aggressione viene registrata, commentata e diffusa online, il gesto perde la sua dimensione privata e assume una funzione comunicativa che rischia di normalizzare l’umiliazione dell’altro e di banalizzare la sofferenza umana. Si tratta di una deriva culturale che impone una riflessione non soltanto sul piano della sicurezza, ma anche su quello della formazione civica e della costruzione delle relazioni sociali.
I dati richiamano inoltre l’attenzione sui molteplici fattori che contribuiscono all’insorgenza dei comportamenti violenti: fragilità psicologiche, consumo di alcol e sostanze stupefacenti, povertà educativa, difficoltà familiari, marginalità sociale, degrado urbano e carenza di opportunità aggregative. Nessuna risposta efficace può prescindere da una lettura integrata di tali elementi. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene pertanto necessario rafforzare il ruolo della scuola quale presidio democratico di promozione della cultura dei diritti, della legalità e della convivenza civile.
Tuttavia, la scuola non può essere lasciata sola di fronte a fenomeni che affondano le proprie radici in dinamiche sociali complesse. È indispensabile consolidare un’alleanza educativa stabile tra istituzioni scolastiche, famiglie, enti locali, servizi sociali, associazioni culturali e sportive, forze dell’ordine e realtà del Terzo Settore.
In tale prospettiva, il Coordinamento propone al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, l’istituzione di un Osservatorio Nazionale Permanente sulla Violenza Giovanile, sulla Cultura del Rispetto e sui Diritti Umani, con il compito di monitorare in modo sistematico l’evoluzione dei fenomeni di aggressività tra i minori, individuare precocemente i segnali di disagio emergenti, promuovere attività di ricerca e fornire alle scuole strumenti operativi per la prevenzione e l’intervento educativo.
L’Osservatorio potrebbe costituire un luogo permanente di raccordo tra mondo della scuola, università, magistratura minorile, servizi territoriali, professioni psicologiche e organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti umani, favorendo la costruzione di strategie fondate su evidenze scientifiche e sulla conoscenza diretta delle trasformazioni che interessano l’universo adolescenziale.

Contestualmente, il CNDDU auspica l’istituzione di una Settimana Nazionale della Convivenza Civile e della Responsabilità Sociale, da realizzarsi annualmente nelle scuole italiane, quale occasione di confronto tra studenti, docenti, famiglie e istituzioni sui temi della gestione non violenta dei conflitti, della cittadinanza digitale, del rispetto della persona e della partecipazione democratica.
La sicurezza delle città rappresenta un valore imprescindibile, ma la sua tutela non può essere affidata esclusivamente agli strumenti del controllo e della repressione. La vera prevenzione nasce dalla capacità delle istituzioni di investire nell’educazione, nella coesione sociale e nella costruzione di comunità inclusive. Contrastare la violenza giovanile significa, in ultima analisi, rafforzare i presupposti culturali e civili della democrazia, offrendo alle nuove generazioni opportunità concrete di crescita, responsabilizzazione e partecipazione attiva alla vita collettiva.