Dopo decenni di esposti e condanne prescritte, la battaglia di una paziente sfigurata ha messo fine alla carriera del medico.
Rastignano – Ci ha messo vent’anni Mirella Serattini. Vent’anni di lettere, referti, memorie depositate davanti a commissioni e ordini professionali. Il suo volto, sfigurato dalle iniezioni di olio di silicone ricevute nello studio di Stefano Stracciari, è diventato il filo conduttore di una storia che ha attraversato condanne, prescrizioni, sospensioni annullate in appello e un medico che continuava a operare. Ora quella storia ha una conclusione, almeno formale: è infatti diventata esecutiva la radiazione dall’albo dei medici e chirurghi di Bologna, decisa a dicembre dall’Ordine provinciale. Stracciari non ha fatto ricorso.
Settant’anni, pensionato, ma con due procedimenti penali ancora aperti: è questo il profilo dell’uomo che per decenni ha lavorato tra Rastignano e Pianoro iniettando nei volti delle pazienti sostanze vietate o importate illegalmente. La prima inchiesta penale risale al 2008, la prima condanna per lesioni gravissime proprio ai danni della Serattini al 2011, ma il reato era caduto in prescrizione. Nel 2016 l’Ordine aveva provato a sospenderlo; il ricorso dell’interessato davanti alla Commissione centrale del Ministero della Sanità aveva bloccato tutto.
La svolta è arrivata tra il 2024 e il 2025, quando la Procura di Bologna ha aperto una nuova inchiesta su una decina di pazienti che dal 2023 si erano affidate a lui per filler e trattamenti ringiovanenti, ignare che le sostanze utilizzate provenissero da mercati illegali, in parte dalla Cina. Il Gip ha prima disposto la sospensione dall’esercizio della professione, poi – dopo che Le Iene lo avevano ripreso a ricevere clienti con i sigilli dei carabinieri ancora sul portone dello studio – ha aggravato la misura con il carcere.
Sul versante giudiziario, il 26 maggio scorso 2024 è arrivata la prima sentenza: sei mesi per lesioni colpose ai danni di una quarantacinquenne operata agli zigomi, con olio di silicone vietato dal 1993. In aula aveva negato persino di sapere della radiazione, come riferisce Il Corriere.
“Da anni scrivevo alla Commissione centrale con memorie, documenti, referti dei medici che mi hanno avuto in cura”, ha ricordato Mirella Serattini.