Cornacchia (per ora) salva: il Tar blocca l’abbattimento

I giudici sospendono l’ordinanza comunale e chiedono di valutare alternative prima di utilizzare soluzioni drastiche.

Pordenone – Per il momento la cornacchia resta dov’è. Niente abbattimento, almeno fino a nuovo ordine. L’uccello che nelle ultime settimane ha fatto discutere residenti e amministratori, trasformando una tranquilla zona cittadina in un piccolo caso mediatico, ha ottenuto una sorta di “salvacondotto” grazie all’intervento dei giudici amministrativi.

A mettere un freno all’ordinanza firmata dal sindaco Alessandro Basso è stato il Tribunale amministrativo regionale del Friuli Venezia Giulia, che ha deciso di sospendere il provvedimento con cui era stato autorizzato l’abbattimento dell’animale. Secondo il Tar, infatti, non sarebbe stato chiarito fino in fondo se esistano altre strade percorribili prima di arrivare alla soluzione più drastica.

Tutto era nato dalle numerose segnalazioni arrivate da cittadini e passanti. La cornacchia, che aveva costruito il proprio nido nella zona di via Damiani, era stata indicata come responsabile di diversi episodi di aggressività nei confronti delle persone che si avvicinavano all’area. Una situazione che aveva fatto alzare più di un sopracciglio e spinto il Comune a intervenire.

Ma la vicenda ha preso una piega diversa. Accogliendo la richiesta cautelare presentata contro l’ordinanza, il Tar ha ritenuto che procedere subito con l’abbattimento potrebbe causare un danno irreversibile. In altre parole, prima di tirare una riga definitiva sulla sorte dell’animale, sarà necessario approfondire meglio il quadro.

Dietro il ricorso ci sarebbe l’associazione Zampe Che Danno Una Mano Odv, che ha contestato la legittimità dell’atto comunale. Anche la LAV si era schierata apertamente contro la decisione dell’amministrazione, annunciando iniziative legali e definendo il provvedimento una vera e propria “condanna a morte” per la cornacchia.

Nelle motivazioni del decreto, i giudici hanno ricordato che si tratta di una specie protetta e che la documentazione prodotta non dimostrerebbe in maniera sufficiente l’impossibilità di adottare misure alternative. La partita , però, è tutt’altro che chiusa. Il prossimo passaggio è fissato per il 16 luglio 2026, quando il tribunale entrerà nel merito della questione.

Nel frattempo il caso ha superato i confini regionali, finendo al centro del dibattito pubblico. Da una parte la sicurezza dei cittadini, dall’altra la tutela degli animali selvatici. In mezzo, il delicato equilibrio tra le esigenze della collettività e i poteri d’intervento riconosciuti ai sindaci nelle situazioni considerate urgenti.