Terza visita della premier nel comune siciliano colpito dallo smottamento del 25 gennaio: oggi in Cdm due programmi da 75 milioni ciascuno.
Niscemi – Il 25 gennaio scorso il suolo sotto Niscemi ha smesso di reggere. In poche ore un fronte franoso di quattro chilometri ha inghiottito il versante ovest della città siciliana, spinto dalle piogge torrenziali del ciclone Harry su un terreno di argille già segnato da uno smottamento identico nel 1997. Oltre 1.600 persone hanno lasciato le proprie case in fretta, molte portando con sé solo quello che riuscivano a tenere in mano.
Quella notte al Palasport “Pio La Torre” hanno dormito centinaia di famiglie su brandine d’emergenza. I quartieri Sante Croci, Trappeto e via Popolo erano già zona rossa. I tecnici regionali avevano già detto l’impensabile: le case nel raggio di cinquanta metri dal ciglio della frana non si sarebbero potute salvare. Nessun ferito, nessuna vittima, una fortuna dentro una catastrofe che ha comunque cambiato per sempre la faccia di un pezzo di città.
Quattro mesi dopo, Giorgia Meloni è tornata a Niscemi per la terza volta. Con lei il commissario straordinario Fabio Ciciliano, nominato tale con il decreto legge di febbraio, poi convertito in legge dal Parlamento ad aprile, che ha stanziato 150 milioni di euro per la ricostruzione. Oggi, ha annunciato la premier in Consiglio comunale, un nuovo Consiglio dei ministri varerà due programmi operativi da 75 milioni ciascuno: uno per la messa in sicurezza del territorio e il ripristino delle strade compromesse, l’altro per gli indennizzi alle famiglie che hanno perso la casa e per le demolizioni degli edifici dichiarati inagibili. Chi ha perso tutto potrà usare quei soldi per comprarsi una casa già esistente o un terreno su cui costruirne una nuova, a Niscemi o nei comuni vicini.
La parola che Meloni ha ripetuto più volte è stata “velocità”. Un riferimento diretto a ciò che non accadde dopo il 1997, quando il piano di messa in sicurezza arrivò con sette anni di ritardo e gli indennizzi venivano ancora liquidati nel 2025. Il timore che Niscemi si ripeta come quella storia è il fantasma che aleggia su ogni assemblea pubblica, su ogni incontro tra sfollati e istituzioni. Sono ancora circa 500 le famiglie che non sono rientrate. Gli affitti nella zona sono saliti, il mercato immobiliare locale è sotto pressione, e il distretto del carciofo, una delle voci economiche più importanti del territorio, da decine di milioni di euro l’anno, ha subito danni ancora difficili da quantificare. Le risorse ci sono. Adesso tocca ai cantieri.