L’accusa è di favoreggiamento per aver coperto uno degli aggressori. Il Questore ha disposto la sospensione della licenza del locale per motivi di sicurezza pubblica.
Taranto – Nuovi sviluppi nell’inchiesta sull’omicidio di Bakari Sako, il bracciante 35enne del Mali aggredito e ucciso all’alba dello scorso 9 maggio nel cuore della città vecchia di Taranto. Il proprietario del bar di piazza Fontana, locale presso il quale la vittima aveva cercato disperatamente di rifugiarsi per sfuggire alla furia del branco, è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di favoreggiamento. Parallelamente, l’attività commerciale è stata posta sigilli per due mesi su ordine delle autorità di pubblica sicurezza.
L’accusa di favoreggiamento a carico del barista nasce da una netta discrepanza tra le prime dichiarazioni ufficiali rese agli inquirenti e quanto emerso dalle intercettazioni effettuate dalle forze dell’ordine. Secondo quanto rivelato da La Gazzetta del Mezzogiorno, nell’immediatezza dei fatti il titolare dell’esercizio aveva fermamente asserito davanti alle forze dell’ordine di non conoscere l’identità del 22enne coinvolto nel pestaggio.
Una successiva intercettazione ha smentito la versione del commerciante, che nel corso di una conversazione privata avrebbe al contrario ammesso una chiara familiarità con il giovane indagato, configurando così il tentativo di proteggerlo dalle indagini.
Oltre alla posizione penale del titolare, la polizia di Stato ha notificato la sospensione per 60 giorni della Scia (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Il provvedimento, firmato dal Questore di Taranto Michele Davide Sinigaglia, poggia su basi strutturali emerse a seguito di verifiche amministrative. Gli accertamenti della Divisione Polizia Amministrativa e i riscontri dei passati interventi della Squadra Volante hanno dimostrato che il bar era un abituale punto d’incontro per soggetti della criminalità locale.
All’interno e nei pressi del locale erano state ripetutamente identificate numerose persone gravate da precedenti penali per reati di rilevante gravità, tra cui associazione per delinquere, estorsione, rapina, spaccio di stupefacenti, rissa ed evasione. Elementi che hanno spinto le autorità a decretare la chiusura immediata per scongiurare un concreto pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Si consolida intanto l’impianto accusatorio per la morte del bracciante. Il gruppo accusato di omicidio volontario in concorso è composto da sei persone: i quattro minorenni (il 15enne reo confesso delle coltellate, un secondo 15enne e due 16enni) e i due maggiorenni identificati nel 20enne Fabio Sale e nel 22enne Cosimo Colucci, quest’ultimo oggetto delle coperture fornite dal barista.