La Procura di Pavia indica il 38enne come l’assassino di Chiara Poggi. Il movente sarebbe un rifiuto sessuale; ipotizzata anche una corruzione per insabbiare il caso. A Milano gli atti per la revisione del processo di Stasi.
Garlasco – A diciannove anni dal delitto che ha scosso l’Italia, il delitto di Garlasco rischia di vivere un ribaltamento giudiziario senza precedenti. La Procura di Pavia ha notificato l’avviso di chiusura indagini al 38enne Andrea Sempio, ritenendolo il reale responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007. Una svolta che apre ufficialmente la strada alla richiesta di revisione del processo per Alberto Stasi, attualmente in carcere per l’omicidio.
Secondo i magistrati pavesi, guidati dal procuratore capo Fabio Napoleone, la dinamica dell’omicidio sarebbe stata caratterizzata da un’efferatezza estrema. Andrea Sempio, all’epoca 19enne e amico del fratello della vittima, avrebbe colpito Chiara Poggi almeno 12 volte al volto e alla fronte con un martello o un corpo contundente simile.
Dopo averla resa incosciente, l’indagato avrebbe trascinato il corpo verso la cantina, facendolo scivolare lungo le scale. Lì, avrebbe inferto gli ultimi colpi letali alla regione parieto-occipitale. La Procura contesta la crudeltà, per il numero di ferite inferte, e i motivi abietti. Il movente sarebbe infatti riconducibile al rancore scaturito dal rifiuto di un approccio sessuale tentato dal giovane.
Il castello accusatorio si poggia su un imponente materiale raccolto tra il 2016 e il 2026. Gli inquirenti hanno analizzato una trentina di quaderni, agende e numerosi dispositivi elettronici (hard disk e CD) appartenenti alla famiglia Sempio. Fondamentali sarebbero decine di conversazioni intercettate dalla Procura di Brescia nell’ambito di un’altra inchiesta. Il caso si intreccia con il filone bresciano che vede indagato l’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti. L’ipotesi è che il magistrato abbia ricevuto denaro per favorire Sempio, chiedendo l’archiviazione della sua posizione nel marzo 2017.
La chiusura delle indagini apre ora una fase complessa che potrebbe portare a un clamoroso cortocircuito giudiziario. L’indagato ha, da oggi, 20 giorni per visionare gli atti e depositare memorie. I suoi legali hanno già anticipato la volontà di chiedere un interrogatorio davanti agli inquirenti, prima che la Procura di Pavia decida se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio.
Parallelamente, la Procura Generale di Milano dovrà valutare se presentare istanza di revisione alla Corte d’Appello di Brescia. La procuratrice Francesca Nanni ha già avvertito che lo studio del fascicolo non sarà “né facile né breve”. La difesa di Stasi, dal canto suo, starebbe valutando non solo di chiedere la revisione, ma anche la sospensione della carcerazione in attesa del giudizio.
Si profila una situazione paradossale: portare a processo Sempio come “unico colpevole” mentre esiste già un condannato in via definitiva per lo stesso reato. È dunque probabile che la Procura di Pavia debba attendere l’esito dell’iter di revisione di Stasi prima di procedere oltre, per evitare l’insostenibile coesistenza di due diverse verità processuali.