Il magistrato venne trucidato insieme all’agente di scorta Lorusso. Mattarella: “Servitori dello Stato, simbolo di legalità”.
Palermo – Il 5 maggio 1971 rappresenta uno spartiacque nella cronaca criminale italiana. In via dei Cipressi venivano trucidati il procuratore della Repubblica Pietro Scaglione e l’agente di scorta Antonio Lorusso, entrambi riconosciuti come “vittime del dovere e della mafia” e insigniti della medaglia d’oro al merito civile.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha reso omaggio alle figure di Scaglione e Lorusso, sottolineando il valore della loro testimonianza. Il Capo dello Stato ha descritto il magistrato come un difensore inflessibile della legalità, dotato di eccezionali capacità professionali.
L’assassinio segnò l’inizio di una stagione di attacchi feroci da parte di Cosa Nostra, colpita dall’efficacia delle indagini condotte dal magistrato. Per Mattarella ricordare questi “autentici servitori della Repubblica” significa, a 55 anni di distanza, rinnovare l’adesione ai principi di giustizia e legalità.
Il primo cittadino di Palermo, Roberto Lagalla, ha ricordato il duplice omicidio come una ferita profonda per la città. Per il sindaco, Scaglione ha incarnato uno Stato che non arretra, mentre l’agente Lorusso ha servito con lealtà fino all’estremo sacrificio. “Il loro assassinio segnò una ferita profonda per Palermo, ma anche l’inizio di una consapevolezza nuova: che la lotta alla mafia richiede unità, determinazione e memoria viva“, ha detto.