I più poveri aiuteranno i più ricchi

Sembra un controsenso eppure è proprio cosi. I Paesi del cosiddetto Terzo Mondo investono in energie rinnovabili più delle nazioni economicamente floride.

I Paesi “poveri” sono più avanti nello sviluppo delle energie rinnovabili dei “ricchi”. Secondo uno studio a cura di Ember – un centro studio indipendente specializzato nel settore energetico, promuovendo il passaggio dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili come solare e eolico – i Paesi del “3°mondo” stanno investendo nelle rinnovabili più di quelli ricchi.

I Paesi in via di sviluppo nel 2009 costituirono il “Climate Vulnerable Forum” (CVF), una partnership internazionale formata da oltre 70 Paesi particolarmente minacciati dagli effetti del cambiamento climatico. Agisce come piattaforma di cooperazione Sud-Sud per fare pressione per azioni climatiche urgenti e rappresentare oltre 1,8 miliardi di persone. Lo scopo è aumentare la responsabilità delle nazioni industrializzate e promuovere azioni concrete per l’adattamento e la mitigazione del clima, attuare l’accordo di Parigi e realizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), in particolare quello riguardante il cambiamento climatico.

I Paesi del CVF (asiatici, africani, sudamericani e quelli dell’Oceania) generano solo il 3,9% del Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale, con una popolazione di 1,7 miliardi di persone, di cui ben 500 milioni non hanno l’energia elettrica. Ebbene 1/3 di questi Paesi sono più avanti degli USA nella produzione di energia da solare fotovoltaico e nella percentuale di consumi totali.

Negli ultimi anni si è assistito ad uno scarto portentoso nella transizione ecologica da parte delle nazioni più povere, spesso descritte come una palla al piede. Secondo il report l’exploit è stato favorito dall’abbassamento dei costi e dall’agevolezza nell’installare gli impianti, soprattutto quelli di piccole dimensioni. La ragione è anche economica in quanto la dipendenza finanziaria dalle fonti fossili era molto forte. La scelta di quelle rinnovabili è scaturita anche dal dover far quadrare i conti della serva, quindi quasi obbligata.

L’Accordo di Parigi disatteso, in primis, dagli Stati Uniti

Anche il settore dell’energia elettrica sta godendo degli stessi benefici, al punto che negli ultimi 15 anni si è verificata una forte riduzione dei prezzi di lampadine a Led, piani cottura elettrici, frigoriferi e climatizzatori. Per la cronaca i Paesi in via di sviluppo promuovono anche la sostenibilità del debito e la sicurezza attraverso il gruppo associato “Vulnerable Group of Twenty” (V20).

Si tratta di un’iniziativa di cooperazione internazionale che riunisce i ministri delle finanze dei Paesi particolarmente vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici, per affrontare i rischi e facilitare la transizione verso un’economia resiliente a basse emissioni di carbonio. Per quanto riguarda la cooperazione tra i componenti i risultati sono incoraggianti visto che, secondo il report di Ember, stanno dando lezioni ai Paesi del cosiddetto “1° mondo” dimostrando che se si è poveri economicamente si può essere ricchi di “idee”.

Invece per quanto riguarda “esercitare pressione internazionale per limitare il riscaldamento globale”, meglio stendere un velo pietoso. Non per la pressione in sé ma per l’inerzia politica dei “Grandi della Terra”, succubi delle lobby del fossile. Infatti l’Accordo di Parigi, un trattato internazionale giuridicamente vincolante, firmato da 195 Paesi, per limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C, puntando a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, è stato disatteso proprio dai Paesi industrializzati, USA in testa.