Un sistema di pressioni e minacce nei cantieri: al centro dell’inchiesta un brigadiere del NIL e l’ex presidente di Ance Pavia.
Pavia – La Procura della Repubblica ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nell’ambito dell’operazione denominata “Clean 3” nei confronti di otto indagati (quattro carabinieri, un dirigente dell’ATS di Pavia, un noto imprenditore edile, presidente dell’Ance di Pavia, e altri due imprenditori operanti nell’edilizia).
L’attività investigativa fa seguito e si collega alle precedenti operazioni — denominate Clean I e Clean II — che avevano portato ad arresti e condanne nei confronti di politici, imprenditori, forze dell’ordine e Pubblica Amministrazione.
Al centro della nuova indagine si colloca la figura di un brigadiere, in servizio, all’epoca dei fatti, al Nucleo Ispettorato del Lavoro di Pavia, già coinvolto nell’ambito dell’indagine Clean II in relazione alla vicenda della vendita sottocosto di una villa a favore del carabiniere Antonio SCOPPETTA, in cambio della protezione dai controlli al cantiere.
L’indagine ha permesso l’accertamento di reiterate condotte, protratte per anni dal brigadiere, di corruzione, ricatti, controlli sul lavoro e cantieri edili.
Richieste di denaro dietro la minaccia di lunghe sospensioni nei cantieri; imprenditori indotti a promettere somme di denaro per vedersi ridotte le sanzioni o per evitare di essere denunciati all’autorità giudiziaria; immunità garantite nei confronti degli imprenditori amici, in cambio denaro e/o di favori di vario tipo.
Le condotte del Carabiniere del NIL – distorte e orientate verso il fine di guadagno personale, proprio e degli imprenditori a lui vicini – da verificare in sede di giudizio, hanno determinato un rilevante danno per gli imprenditori che non si sono piegati ai ricatti, vessati con sanzioni severissime, sospensioni dei cantieri, sicurezza dei lavoratori e non tutelati adeguatamente.
Un clima di paura caratterizzava l’ambiente degli imprenditori edili esposti ai controlli del brigadiere e alle minacce che ne potevano conseguire (“la rovino”’, “non vi faccio più lavorare”; “con te non deve sgarrare”).
Timori confermati anche in sede di escussioni davanti al Pm, per le possibili ripercussioni che avrebbero potuto seguirne.