Scuola e sport per i giovani immigrati

Combattere l’esclusione sociale è difficile ma dovremo fare i conti con le nuove generazioni di stranieri che arrivano in Italia. Nel settore regna il caos politico.

Scuola e sport come antidoti contro l’isolamento sociale per le seconde generazioni di immigrati. Il 25 febbraio scorso è stato presentato a Milano il 31mo “Rapporto Ismu sulle migrazioni”. Si tratta di un’analisi annuale prodotta dalla Fondazione ISMU ETS (ente scientifico indipendente italiano, con sede a Milano, specializzato nello studio e ricerca sull’immigrazione) che offre un quadro dettagliato dei flussi migratori, dell’integrazione e della convivenza interetnica in Italia ed Europa.

Secondo gli autori la posta in gioco è molto alta, in quanto bisogna adoperarsi per evitare l’effetto “banlieue”. Ossia, un fenomeno di segregazione socio-spaziale, emarginazione economica e tensione sociale caratteristico delle periferie francesi, note come banlieues. Queste aree, spesso caratterizzate da grandi complessi di edilizia popolare, ospitano alte concentrazioni di immigrati e discendenti, vivendo situazioni di disoccupazione, discriminazione e, talvolta, criminalità.

La cronaca è stata ricca di episodi di violenza sociale, tra cui: il 27 ottobre 2005 scoppiarono una serie di scontri con la polizia a Clichy-sous-Bois dopo la morte di due adolescenti, Zaied Benna e Bouna Traore, folgorati in una centrale elettrica mentre cercavano di sfuggire a un controllo. Gli scontri durarono tre settimane, estendendosi a oltre 500 città e portando all’invio di 40.000 agenti e alla proclamazione dello stato di emergenza; giugno-luglio 2023, una nuova ondata di violenze, scoppiata dopo l’uccisione del diciassettenne Nahel da parte di un agente di polizia a Nanterre il 27 giugno 2023.

Anche in questo caso si sono verificati incendi di veicoli, assalti a commissariati e saccheggi per diverse notti; luglio 2025, nuovi episodi di guerriglia urbana, tra cui agguati alla polizia, si sono verificati a Limoges e in altre zone nel periodo della festa nazionale (14 luglio), segnalando una continua instabilità.

I numeri, tuttavia, sconfessano la narrazione “mainstream” sull’aumento dei flussi. In realtà la situazione è stabile ma restano critici altri aspetti come l’autoesclusione scolastica per cui i figli degli immigrati evitano la frequenza di licei e università. Il mercato del lavoro offre a queste persone solo bassi salari e bassa specializzazione. Tutto complicato dalla lingua e da ostacoli che sembrano insormontabili, soprattutto per le donne migranti.

L’inclusione sociale è un obiettivo da raggiungere rapidamente

Il problema si fa più marcato nel caso di minori non accompagnati o dei richiedenti asilo provenienti da situazioni drammatiche (guerre e crisi politiche). Fenomeni che richiederebbero una soluzione politica di alto livello. E’ proprio in questa fase storica che bisogna attuare inclusione e accoglienza. Se la matematica non è un’opinione, secondo il rapporto, in Italia ci sono 5 milioni e 898 mila immigrati. Su quelli giunti via mare il numero è stabile, ma su questo incide la più grande vergogna della civiltà europea, ossia i morti e dispersi che nel 2025 sono stati 1.342.

Sono cresciute, invece, le richieste per la cittadinanza italiana. C’è da registrare, inoltre, che i dati Istat ci dicono che la quota di famiglie immigrate povere è più alta di quella nazionale. Il welfare riesce a fare ben poco per le disuguaglianze sociali, che sono alla base degli scontri che avvengono nelle periferie. La scuola e lo sport sono due segmenti sociali importanti per favorire l’inclusione sociale, anche se tra gli immigrati è più facile la dispersione.

In una fase di bassa natalità e con l’invecchiamento della popolazione una politica di alto profilo dovrebbe puntare sui nuovi arrivati. Ma il palcoscenico politico nazionale, da destra a sinistra, è calcato da profili talmente bassi che toccano il pavimento.