Docente ferita: si riaccende il dibattito

Il caso di Trieste riporta l’attenzione su inclusione e sicurezza nelle scuole: il CNDDU chiede interventi urgenti al Ministero.

Lucca – Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda inquietudine per quanto accaduto a Trieste il 26 marzo scorso, dove una docente di sostegno è rimasta gravemente ferita nel tentativo di contenere una crisi comportamentale di un alunno con disabilità psicomotoria. L’episodio, che ha comportato il ricorso alle cure ospedaliere a seguito di una caduta con trauma cranico e numerosi punti di sutura, non può essere considerato un fatto isolato, ma rappresenta una manifestazione evidente di una fragilità strutturale del sistema scolastico italiano.

La testimonianza della docente restituisce con chiarezza una realtà quotidiana troppo spesso invisibile: quella di professionisti chiamati a garantire il diritto all’inclusione in condizioni operative inadeguate, privi di strumenti sufficienti e di un supporto coerente con la complessità dei bisogni educativi presenti nelle classi. L’inclusione, principio fondante del nostro ordinamento e dei diritti umani, rischia così di ridursi a enunciazione formale, laddove non sia sostenuta da risorse concrete, competenze integrate e ambienti realmente idonei.

Il CNDDU rileva come il crescente carico burocratico sottragga tempo prezioso alla relazione educativa, compromettendo il senso stesso della funzione docente e relegando il lavoro pedagogico in secondo piano rispetto agli adempimenti amministrativi. A ciò si aggiunge la mancanza di équipe multidisciplinari stabili e di spazi adeguati, condizioni che espongono docenti e studenti a situazioni di rischio che non possono essere affrontate facendo leva esclusivamente sulla buona volontà individuale. In tale quadro, anche la formazione appare disallineata rispetto alle esigenze reali, non garantendo una preparazione adeguata alla gestione delle emergenze e delle crisi comportamentali complesse.

La vicenda di Trieste richiama con forza la responsabilità delle istituzioni nel rendere effettivo il diritto all’istruzione inclusiva e nel garantire la tutela della dignità e della sicurezza di tutta la comunità scolastica. La ferita riportata dalla docente non è soltanto un evento personale, ma il segno tangibile di una distanza ancora troppo ampia tra i principi dichiarati e la loro concreta attuazione.

Il CNDDU rivolge pertanto un appello urgente al Giuseppe Valditara affinché intervenga con determinazione e visione sistemica per affrontare una situazione non più rinviabile. È necessario restituire alla scuola la sua funzione educativa primaria, dotarla di strumenti adeguati, garantire la presenza di professionalità integrate e assicurare condizioni di lavoro sicure e dignitose per i docenti di sostegno. Non è più accettabile che la realizzazione di un diritto fondamentale continui a dipendere dal sacrificio individuale di chi opera quotidianamente nelle classi.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadisce la propria disponibilità a contribuire a un confronto costruttivo, ma sottolinea con fermezza che il tempo delle analisi è ormai superato. Occorrono decisioni immediate, coraggiose e strutturali affinché la scuola italiana possa essere realmente un luogo di inclusione, sicurezza e pieno rispetto dei diritti umani.