Accuse e tensioni sul Porto Franco: la I.P.R. F.T.T. attacca governo e Cassazione

Tra trattati internazionali contestati, decisioni giudiziarie controverse e timori per il futuro del “porto vecchio”, si riaccende lo scontro sul ruolo e sullo status del Territorio Libero di Trieste.

Trieste – L’International Provisional Representative of the Free Territory of Trieste (I.P.R. F.T.T.) è tornata a denunciare pubblicamente quelle che definisce gravi violazioni del diritto internazionale e degli obblighi assunti dall’Italia nei confronti del Territorio Libero di Trieste, inserendo le recenti vicende legate al progetto del “porto vecchio” in un quadro più ampio di tensioni politiche, giuridiche e strategiche.

Secondo l’organizzazione, le ultime settimane avrebbero offerto due segnali particolarmente significativi dell’inaffidabilità dei governi italiani sul piano internazionale. Da un lato, viene citata la decisione del 28 marzo attribuita al governo guidato da Giorgia Meloni di negare agli Stati Uniti l’utilizzo della base militare di Sigonella; dall’altro, la sentenza del 7 aprile della Corte Suprema di Cassazione, che avrebbe negato la validità di trattati internazionali ritenuti fondamentali per la definizione dello status giuridico di Trieste e del suo Porto Franco.

Al centro della contestazione vi sono infatti il Trattato di Pace del 10 febbraio 1947, che istituì il Free Territory of Trieste come Stato sovrano dotato di Porto Franco internazionale, e il Memorandum d’Intesa di Londra del 1954, con cui l’amministrazione civile del territorio venne affidata provvisoriamente al Governo italiano. Secondo la I.P.R. F.T.T., questi strumenti giuridici sarebbero tuttora pienamente in vigore e vincolanti e imporrebbero all’Italia obblighi precisi, tra cui la gestione del Porto Franco a beneficio della comunità internazionale e nel rispetto della sua neutralità.

L’organizzazione sostiene invece che, nel corso dei decenni, i governi italiani abbiano progressivamente costruito una “simulazione politica” di sovranità su Trieste, senza mai denunciare formalmente i trattati esistenti, ma violandone di fatto i contenuti. Tra le conseguenze indicate vi sarebbero l’imposizione di un regime fiscale ritenuto illegittimo, la limitazione dei diritti politici dei residenti e l’assoggettamento del territorio alle normative dell’Unione Europea in contrasto con quanto previsto dagli accordi internazionali.

In questo contesto si inserisce anche la questione del Porto Franco Nord, noto come “porto vecchio”, al centro di un progetto di riqualificazione urbanistica contestato dalla I.P.R. F.T.T. L’area, circa 75 ettari, verrebbe secondo l’organizzazione sottratta alla sua funzione originaria per essere destinata a operazioni immobiliari e speculative, con il rischio – viene sostenuto – di favorire interessi economici internazionali, inclusi quelli legati a grandi imprese statali straniere.

La vicenda si intreccia con una lunga battaglia legale avviata dalla stessa I.P.R. F.T.T., costituita nel 2015 come soggetto di rappresentanza per cittadini e imprese che si ritengono danneggiati. Sono state promosse tre cause civili contro lo Stato italiano, riguardanti questioni fiscali e la gestione del Porto Franco. Tuttavia, secondo quanto denunciato, i giudici italiani avrebbero sistematicamente respinto le richieste dichiarando il difetto di giurisdizione, ma accompagnando tali decisioni con affermazioni giudicate “politiche” e non pertinenti, tra cui la negazione dell’esistenza stessa del Territorio Libero di Trieste.

Particolarmente contestata è la recente decisione della Corte di Cassazione sulla causa relativa al Porto Franco internazionale. La I.P.R. F.T.T. parla di una sentenza “politica e destabilizzante”, adottata – secondo la loro ricostruzione – ignorando elementi giuridici rilevanti sopravvenuti, tra cui una pronuncia delle Sezioni Unite e prese di posizione ufficiali statunitensi sulla validità dei trattati. Critiche vengono mosse anche alle modalità procedurali, con riferimento ai tempi di deposito della sentenza e alla gestione dell’udienza.

Nel quadro delineato dall’organizzazione emergono inoltre accuse di una rete di corruzione sistemica a livello locale e nazionale, che avrebbe contribuito a bloccare lo sviluppo economico dell’area e a favorire interessi particolari a discapito della funzione internazionale del porto. Tra i dati citati, il calo demografico e la perdita di centralità strategica rispetto ad altri scali dell’Adriatico, come quello di Capodistria.

Nonostante le decisioni sfavorevoli, la I.P.R. F.T.T. ha annunciato l’intenzione di proseguire la propria azione legale, attraverso un ricorso per revocazione e un ulteriore ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. L’organizzazione auspica inoltre una maggiore attenzione internazionale sulla vicenda, ritenendo che la questione non riguardi soltanto Trieste, ma l’equilibrio dei traffici commerciali e il rispetto degli accordi internazionali su scala globale.