AAA – Avvocati cercasi

In 5 anni è come se si fossero dileguati 15 mila avvocati in età da lavoro. I giovani legali che sono rimasti, tra praticantato e stipendi bassi, non se la passano tanto bene.

Certe professioni non sono più in voga. In ogni epoca dell’umanità ci sono state tendenze di qualsiasi tipo che hanno segnato quel periodo per poi essere sostituite da altre. Negli anni 60-70 dopo il boom economico per le famiglie del ceto medio avere in famiglia un figlio che si laureava in giurisprudenza, ingegneria o architettura era motivo di orgoglio e vanto. Già immaginavano con soddisfazione di vedere la targa dorata affissa alla porta dello studio: avvocato, ingegnere o architetto! Oggi nel mondo dominato dalla tecnologia, sembra spirare un vento contrario.

Secondo AlmaLaurea, un Consorzio interuniversitario che rappresenta 84 atenei e circa il 90% di coloro che si laureano in Italia, le iscrizioni a Giurisprudenza e Architettura sono calate quasi del 50%, mentre sono cresciute le immatricolazioni nelle materie umanistiche. Questi dati sono stati confermati dalla Cassa Forense, l’ente di Previdenza e Assistenza degli avvocati, con un calo del numero degli iscritti è l’età di chi resta è avanzata.

Negli ultimi 10 anni i laureati sono diminuiti di 1/3 circa. Molto più grave è il panorama relativo ad Architettura e Ingegneria. Nella prima facoltà il numero di laureati in 12 anni è calato del 38,5%, un andamento mai verificatosi in passato nel settore universitario. C’è un dato che, secondo il Rapporto, balza all’occhio. Dalla pandemia in poi il numero degli iscritti alla Cassa Forense ha subito una forte contrazione. Mentre, nello stesso periodo, è cresciuto il numero dei pensionati, maggiore delle “new entry”.

In 5 anni è come se si fossero dileguati 15 mila avvocati in età da lavoro. Inoltre chi resta ha un’età avanzata, tanto che l’età media degli avvocati iscritti si è incrementata di oltre 6 anni. Se il numero degli iscritti a Giurisprudenza è in forte calo, così come il calo dei laureati, meno persone scelgono di intraprendere questa professione e quelli già in gara sono in là con gli anni e non vengono sostituiti per mancanza di risorse umane, si comprende come il quadro sia allarmante.

Ma perché queste facoltà hanno perso il loro appeal? Uno dei motivi, secondo il rapporto della Cassa Forense, dipende dal fatto che il 63,4% ha dichiarato di non riuscire a conciliare in nessun modo vita professionale e familiare. Tra chi ha meno di 40 anni la quota raggiunge il 73,7%. Percentuale che diminuisce all’avanzare dell’età. Quasi come se con la vecchiaia, vita professionale e privata avessero raggiunto una sorta di stabilità.

Anche in questo settore le donne sono le più svantaggiate

Una magra soddisfazione ma molti non potranno godere nemmeno questa. Ancora una volta a pagare il costo più “salato” sono le donne. Tra quest’ultime e i colleghi maschi c’è un divario del 13,6% a conferma della squilibrata distribuzione dei carichi familiari, a svantaggio delle donne.

Come volevasi dimostrare. Quell’iconica targa d’oro con su scritto “Avvocato…” che, un tempo, le famiglie sognavano affiggere alla porta dello studio del loro figlio, si è quanto meno scolorita o è stata sostituita da una di cartone, visto che tra praticantato e stipendi bassi, i giovani legali non se la passano tanto bene. Tuttavia se per un periodo ci sono stati più avvocati che cittadini, ora una loro drastica riduzione potrebbe avere effetti deleteri.

Si rischia di non poter essere difesi in un qualsivoglia contenzioso. Poterlo fare è un pilastro fondamentale della democrazia e dello Stato di diritto, sancito costituzionalmente come diritto inviolabile.