Il caro-carburante mette a rischio anche navi e traghetti

A causa delle tensioni in Medio Oriente, si preannuncia un’estate nera per i trasporti. Tratte e portafogli: cosa rischiano i viaggiatori.

Non c’è pace per il settore dei trasporti. Mentre il comparto aereo si interroga su una crisi di sostenibilità che pare imminente, un’ombra altrettanto scura si allunga sul settore marittimo. Il verdetto degli armatori è netto: il vertiginoso aumento del costo dei carburanti, alimentato da un contesto geopolitico esplosivo e dalle tensioni in Medio Oriente, rischia di paralizzare navi e traghetti proprio alla vigilia della stagione turistica.

L’allarme non riguarda solo i bilanci delle compagnie, ma colpisce il cuore della mobilità nazionale. In assenza di contromisure urgenti, il rischio concreto è che molti servizi marittimi essenziali non possano essere garantiti, mettendo a dura prova la continuità territoriale con le isole maggiori e minori.

Assarmatori e Confitarma hanno deciso di rompere gli indugi, bussando alla porta del governo. I presidenti Stefano Messina e Mario Zanetti hanno presentato una proposta formale al vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, e al ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci: la richiesta è quella di un contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta.

L’idea è semplice ma vitale: compensare le compagnie per la maggiore spesa sostenuta nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto ai prezzi di febbraio. “Il trasporto marittimo è stato escluso dalle prime misure emergenziali”, spiegano i vertici del settore, sottolineando come la Blue Economy debba essere difesa al pari degli altri comparti per evitare un collasso logistico che danneggerebbe l’intera economia italiana.

Se la crisi non dovesse rientrare, gli effetti sui turisti e sui residenti delle isole potrebbero essere pesanti. Sebbene le previsioni definitive siano ancora legate all’evoluzione dei conflitti internazionali, le criticità maggiori si concentrano su tre fronti:

  • Collegamenti a lungo raggio: le rotte verso Sicilia e Sardegna sono le più esposte a causa degli elevati consumi necessari per coprire le distanze.
  • Frequenze ridotte: per i collegamenti a corto raggio, gli armatori potrebbero essere costretti a tagliare il numero di corse giornaliere per ottimizzare i costi.
  • Rincaro biglietti: l’ultima, inevitabile spiaggia sarebbe il trasferimento dei costi sul consumatore finale, con prezzi dei biglietti destinati a lievitare proprio nei mesi di punta.