L’analisi Enea fotografa un’Italia energeticamente ferma, con prezzi ancora lontani dalla normalità pre-crisi e una transizione verso le rinnovabili che arranca.
I conti in tasca agli italiani continuano a risentire del caro energia. Dal 2022, quando la guerra in Ucraina scosse i mercati globali, le tariffe non sono mai tornate ai livelli precedenti: l’Enea certifica un rincaro del 70% sul gas e addirittura del 100% sull’elettricità. E le prospettive, almeno nel breve periodo, non lasciano spazio all’ottimismo.
A rendere il quadro ancora più instabile è la guerra in Iran e le conseguenze sul traffico marittimo nello stretto di Hormuz, snodo cruciale per le forniture globali di idrocarburi. Da lì transita una quota enorme dell’energia che muove il mondo, compresa una parte significativa del petrolio e del gas destinati al continente europeo. L’esperto Enea Francesco Gracceva ha parlato di “una nuova crisi energetica” che si abbatte su uno scenario già fragile.
Le ricadute economiche sono immediate: le stime indicano che nel solo mese di marzo la spesa italiana per il gas importato abbia toccato quota 2 miliardi di euro, con un aggravio di circa mezzo miliardo rispetto a quanto si sarebbe pagato nella media dell’anno precedente. Cifre simili si registrano per il petrolio.
Sul versante dei consumi interni, il 2024 non ha riservato grandi sorprese: i livelli sono rimasti pressoché invariati rispetto all’anno prima, in linea con il resto d’Europa. Un modesto aumento nei consumi di gas è stato registrato per via di un inverno più freddo e di una maggiore richiesta da parte delle centrali elettriche, senza tuttavia superare le medie storiche del quinquennio 2017-2022.
Il vero tallone d’Achille rimane però la transizione energetica, che in Italia procede a rilento. L’indice ENEAIsprep ha toccato il suo punto più basso di sempre, arretrando del 30% rispetto al 2024. Per rispettare gli impegni del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, il Paese dovrebbe tagliare le emissioni del 6% all’anno fino al 2030: un ritmo che oggi appare fuori portata. Le energie rinnovabili faticano a guadagnare terreno, soprattutto nei trasporti, dove coprono il 10% dei consumi a fronte di un obiettivo del 15%. Anche guardando al totale dei consumi energetici, ci si ferma a poco oltre il 20%, ben al di sotto del 25% previsto. La spinta arriva quasi interamente dal fotovoltaico, ma non basta a colmare il divario con i target europei.