I giudici hanno accolto il ricorso della pubblica accusa sulla premeditazione e respinto quello della difesa sulla crudeltà. La partita giudiziaria non è ancora chiusa.
Milano – La storia giudiziaria di Alessandro Impagnatiello non si chiude con l’ergastolo. L’8 aprile 2026, la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha disposto un processo d’appello bis, riaprendo un fascicolo che sembrava destinato alla definitività dopo due condanne consecutive alla pena massima.
L’ex barman era stato riconosciuto colpevole dell’omicidio della compagna Giulia Tramontano, uccisa il 27 maggio 2023 a Senago, nell’hinterland milanese, con 37 coltellate. Giulia aveva 29 anni ed era incinta al settimo mese di un bambino che aveva già scelto di chiamare Thiago. Il corpo era stato ritrovato quattro giorni dopo il delitto. Nei mesi precedenti all’omicidio, era emerso in sede di indagine che Impagnatiello aveva somministrato alla donna del veleno per topi, aveva effettuato ricerche online su come avvelenare una persona e aveva acquistato sostanze chimiche utilizzando un nome falso.
Il nuovo processo nasce da un doppio ricorso, presentato in senso opposto da accusa e difesa. La Procura generale aveva chiesto alla Cassazione di ripristinare l’aggravante della premeditazione, esclusa dalla Corte d’Appello. Secondo i magistrati requirenri, Impagnatiello avrebbe pianificato il delitto per almeno sei mesi, con una progressione documentata: dalle ricerche sul web a partire dal dicembre 2022, all’acquisto dei veleni, fino alla rimozione del tappeto nell’appartamento la sera dell’omicidio. “Tra il progetto e l’azione omicidiaria c’è stato tutto il tempo per riflettere”, ha sostenuto in aula la procuratrice generale Elisabetta Ceniccola, definendo quello di Giulia “un agguato organizzato e premeditato”.
La difesa aveva invece puntato in direzione contraria: ottenere l’eliminazione dell’aggravante della crudeltà e il riconoscimento delle attenuanti generiche, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la pena al di sotto dell’ergastolo. Su questo fronte, però, la Cassazione ha chiuso la porta: il ricorso dei legali di Impagnatiello è stato rigettato, e l’aggravante della crudeltà resta confermata.
L’avvocata Giulia Gerardini, uscendo dall’udienza, ha commentato l’esito come “un passo importante nel percorso” del suo assistito, sostenendo che la premeditazione era stata “esclusa in appello in modo ampiamente argomentato e corretto” e che non sussisterebbero le condizioni per reintegrarla. Ha aggiunto che, a suo avviso, un bilanciamento tra l’aggravante della crudeltà e le attenuanti generiche potrebbe modificare in modo significativo la pena finale.
Il nuovo appello dovrà dunque pronunciarsi su un punto solo, ma cruciale: se Impagnatiello avesse già deciso di uccidere Giulia mesi prima di quella sera di maggio, o se la premeditazione non raggiunga la soglia necessaria per essere riconosciuta come aggravante. Una distinzione tecnica che, nel diritto penale italiano, può fare la differenza tra l’ergastolo con isolamento diurno e una condanna, pur severa, a termine.