Biblioteche mon amour

I giovani le hanno riscoperte e sono contenti di incontrarsi nel silenzio di un luogo dove, una volta, rumori e chiacchiericcio erano severamente redarguiti. Tutto cambia, anche in meglio.

Giovani e libri, ritorno di fiamma. Le biblioteche erano andate quasi in disuso ma negli ultimi tempi pare che siano tornate in auge tra i giovani. Secondo la Treccani, la più prestigiosa e completa enciclopedia italiana di scienze, lettere ed arti, una biblioteca è un luogo fisico o virtuale deputato alla raccolta, conservazione e consultazione ordinata di libri, documenti e materiale culturale.

Derivante dal greco biblíon (libro) e théke (deposito/scrigno), significa letteralmente “deposito di libri“. Sinonimi includono emeroteca (per periodici), cineteca/mediateca, o semplicemente raccolta, archivio e sala studio. Nell’immaginario collettivo erano considerate alla stregua di non-luoghi, spazi senza tempo in cui non doveva volare una mosca e guai al brusio. Si pensava che la tecnologia le avrebbe annientate, sostituendole con lo streaming, con la condivisione dello spazio da parte di professionisti e coi locali con wi-fi gratuito.

Con tutto questo “ben di Dio” veloce e efficace, la biblioteca poteva pure scomparire. Eppure è successo qualcosa di imprevisto, almeno secondo i soloni della conoscenza: le biblioteche hanno suscitato nuovo appeal tra i giovani! Non si tratta di un caso sparuto ma di un vero e proprio trend. In molte città europee si stanno popolando di giovani coi loro computer e il block-notes per gli appunti.

Qualche maligno ha sospettato che il fenomeno fosse dovuto alla possibilità di poter usufruire del wi-fi gratuito. In realtà sta cambiando il modo di relazionarsi con gli spazi pubblici. Per andare in qualsiasi luogo, bisogna pagare un ticket (fra poco ci faranno pagare pure l’aria fetida che respiriamo). In biblioteca, al contrario, ci si può stare senza pagare un obolo, è aperta a tutti.

Sembra anomalo in una società in cui ti chiedono soldi pure per espletare le esigenze fisiologiche. Nelle metropoli dove il ritmo è frenetico, incessante e il totem della produttività è venerato con grande partecipazione, questo fenomeno assume un significato dirompente. Forse i giovani stanno cercando non solo un luogo per studiare in tranquillità ma la possibilità di concentrarsi, attività quasi impossibile altrove. E’ un modo per parlare a sé stessi grazie a ciò che si legge.

Un luogo dove ci si incontra senza ricorrere alle app

Tutto il contrario dell’algoritmo, considerata la panacea per tutte le soluzioni, che diffonde notifiche e contenuti a getto continuo. Qui si preferisce stare nello stesso luogo assorti su attività che piacciono. E’ una forma strana di socialità silenziosa. Ognuno suona il proprio spartito comunque inserito in un contesto comunitario, senza prevaricare l’altro, come in una jazz band.

Oggi che imperversano le app di incontri per fare conoscenza, la possibilità di incontrare altre persone dopo diversi giorni o tra i tavoli di studio o durante le pause, è un sintomo di familiarità. La magia di stare in uno stesso spazio senza conoscersi, eppure aderire a qualcosa in comune, il silenzio.

Forse la ragione per cui le biblioteche sono state riscoperte dai giovani non è solo perché sono piene di libri, piuttosto per mettere un freno a questa vita che va a mille all’ora, per pensare, osservare, annotare, riflettere. In una parola ritornare a vivere.