Partiti dalla Libia, erano rimasti senza acqua né cibo. Nessuna autorità era intervenuta nonostante gli appelli.
Lampedusa – All’alba di oggi hanno toccato terra al molo Favaloro di Lampedusa i quarantaquattro migranti tratti in salvo dall’imbarcazione Aurora di Sea Watch. Visibilmente provati, hanno percorso il pontile a fatica, reduci da una delle situazioni di emergenza più critiche registrate di recente nel Mediterraneo centrale.
Tutto ha avuto inizio il 30 marzo, quando il gruppo, partito dalla Libia, è stato sorpreso da una violenta perturbazione. Per non affondare, i migranti hanno trovato riparo sulla Didon, una piattaforma petrolifera in disuso, ma hanno perso l’imbarcazione con cui stavano attraversando il mare. Quello che sembrava un rifugio temporaneo si è trasformato in un incubo: nessun soccorso in vista, scorte di acqua e cibo rapidamente esaurite, pioggia e freddo incessanti per giorni.
Tra i naufraghi figuravano sei donne, una delle quali incinta, tre minori non accompagnati e un bambino piccolo insieme alla madre.
Le richieste di intervento rilanciate da Alarm Phone sui canali social non hanno ricevuto risposta da parte delle autorità marittime competenti. Solo Aurora, l’unica nave civile operativa in quei giorni dopo il sequestro della Sea Watch 5, ha raggiunto la piattaforma. Le condizioni del mare hanno reso il trasferimento a bordo estremamente difficoltoso: i naufraghi hanno dovuto scendere uno a uno aggrappandosi a una corda.
La capomissione Doreen Johann ha dichiarato che gli Stati continuano a sottrarsi agli obblighi previsti dal diritto internazionale in materia di soccorso in mare, lasciando alle organizzazioni umanitarie un vuoto che queste non riescono a colmare da sole. Ha inoltre denunciato la richiesta di dirigersi fino a Porto Empedocle, porto considerato irraggiungibile per un’imbarcazione delle dimensioni di Aurora, già operante al limite della sua autonomia, come una tattica volta a ostacolare le operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale.
Lo sbarco avviene a pochi giorni dal ritrovamento di diciannove corpi a Lampedusa, episodio che ha spinto l’equipaggio a riprendere il mare nonostante le condizioni meteo proibitive.