Ricordate la cassetta delle lettere? E la spasmodica attesa con cui si aspettavano risposte o inviti da parte dell’amata o proposte professionali? Ed ecco di nuovo il postino…
La rivincita dell’analogico. La rivoluzione digitale si è manifestata col suo volto perentorio, duro, irriducibile. Come uno tsunami ha annientato tutto ciò che c’era prima. Eppure come in tutti i processi sovversivi qualcosa del passato riemerge sotto mentite spoglie. Negli ultimi tempi si sono imposti il diritto alla disconnessione e l’oblio digitale. Il primo, a conferma che non si può essere digitali h24, è la facoltà del lavoratore di non utilizzare strumenti tecnologici (mail, chat, telefono) e non essere reperibile per motivi professionali al di fuori dell’orario di lavoro senza subire ripercussioni.
Garantisce l’equilibrio vita-lavoro e tutela la salute psicofisica, fondamentale soprattutto nello smart working. Lo scopo del secondo, detto anche diritto alla cancellazione, è riconosciuto dal GDPR, il Regolamento generale sulla protezione dei dati personali, è di non vedere più associate al proprio nome informazioni personali non più rilevanti, inesatte o obsolete.
Permette di chiedere a motori di ricerca (come Google) o siti web la rimozione o la deindicizzazione di link e contenuti che danneggiano la reputazione online. La rimozione elimina definitivamente il dato alla fonte, ad esempio un sito web. La deindicizzazione rimuove link dai motori di ricerca (es. Google) rendendo il contenuto difficile da trovare. Ma il rigurgito di un passato che non vuole essere seppellito si è ripresentato come un ritorno alla vita analogica, grazie alla posta tradizionale.
Quella della cassetta delle lettere in cui, con spasmodica attesa, si aspettavano risposte o inviti da parte dell’amato/a, amico/a o proposte professionali. Inoltre con l’arrivo del postino che suonava alla porta per la firma di qualche raccomandata, rallegrandosi per notizie positive o imprecando nei casi di multe o sanzioni. Erano, comunque, sinonimo di vitalità, del tempo che trascorreva tra l’invio e l’arrivo. Ma era eccitante anche scartare una lettera, annusare l’odore della colla o di comprare i francobolli dal tabaccaio per l’affrancatura.

Per non parlare delle cartoline, un mezzo di comunicazione rapido e conciso, utilizzato principalmente per inviare saluti, auguri o brevi messaggi da luoghi di vacanza. Il ritorno a questa sorta di magia è dimostrato dal fatto che molte persone, per sfuggire alla digitalizzazione di ogni istante della vita quotidiana, pagano determinati servizi per farsi spedire documentazione di ogni tipo via posta tradizionale. E’ sorto, infatti, “Perch Post”, un gruppo di persone che in origine erano 25 ora sono 1600.
In cambio di un piccolo obolo ogni mese si vedono recapitare materiale su un tema particolare. Il contenuto viene deciso da chi gestisce il gruppo e nella busta si possono trovare adesivi, poesie, disegni, lettere e previsioni astrali. Ma non è solo questo il fenomeno che tenta di contrastare il dominio digitale. Da qualche anno si sono diffusi a macchia d’olio diari creativi realizzati principalmente con materiali di riciclo, ritagli di giornale, vecchie carte, bustine di tè, scontrini e ricordi. Oppure nella “lotta dura all’algoritmo senza paura” partecipano con fierezza strumenti analogici come le cuffiette con filo, iPod, block-notes per annotare appunti e pensieri.
Il revival è accompagnato anche da walkman, videocamere dei primi anni del XXI secolo e macchine fotografiche analogiche. Un movimento nato dal basso per gridare con forza il desiderio di volersi liberare dalla dittatura degli algoritmi.