Perquisizioni illegittime su minorenni e verbali falsificati: condannati 5 agenti

I fatti risalgono all’estate del 2018: i ragazzi, tra cui una 14enne fatta denudare, furono trattenuti per ore in commissariato senza poter contattare i genitori. Pena sospesa di due anni.

Roma – I giudici del tribunale di Roma hanno emesso la sentenza su una vicenda che risale all’estate del 2018: cinque agenti di polizia sono stati riconosciuti colpevoli di falso ideologico e condannati a due anni di reclusione con pena sospesa. Due delle imputate, entrambe donne, erano accusate anche di perquisizione e ispezione personali arbitrarie, reato per il quale sono invece state assolte.

Tutto ebbe inizio in piazza Mazzini, quando gli agenti fermarono cinque adolescenti, due ragazzi e tre ragazze, la più giovane delle quali aveva appena 14 anni, dopo che uno di loro era stato trovato in possesso di un grammo di hashish. I minorenni furono condotti al Commissariato Trevi Campo, dove rimasero dalle 20 alle 23.30 circa. Secondo quanto emerso in sede processuale, durante quelle ore fu negato loro il diritto di rispondere alle chiamate dei genitori, preoccupati per il mancato rientro a casa, e di farsi assistere da un legale. La minorenne più piccola, stando all’accusa, fu costretta a spogliarsi completamente ed eseguire flessioni.

La condanna è maturata sul terreno del falso: nei verbali redatti quella sera, gli agenti avevano attestato di aver informato i ragazzi dei propri diritti prima di procedere con le perquisizioni, circostanza che l’accusa ha dimostrato essere non corrispondente al vero. L’indagine della Procura era nata da un esposto presentato da una delle vittime tramite la propria legale, l’avvocata bresciana Elena Scotuzzi.

I Pm avevano chiesto un anno e due mesi per quattro degli imputati e otto mesi per il quinto. Il tribunale ha inflitto una pena più severa, disponendo anche un risarcimento di mille euro a testa per le parti civili: le tre ragazze coinvolte nella vicenda.