Caso Orlandi-Gregori, Marco Accetti davanti alla Commissione parlamentare

Il fotografo romano, che si autodefinì telefonista e adescatore delle due ragazze scomparse negli anni ’80, ha risposto a tutte le domande in modalità segreta. Al vaglio depistaggi, bugie e possibili complici.

Roma – Una maratona durata sette ore, tra le mura di Palazzo San Macuto. Marco Accetti, il fotografo romano a lungo indagato per il doppio sequestro di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, è stato ascoltato giovedì 26 marzo dalla Commissione parlamentare bicamerale d’inchiesta sul caso, in quella che i commessi della Camera hanno definito “l’audizione più lunga delle ottanta fin qui tenute”.

Figlio di un massone, Accetti aveva 27 anni nel 1983, anno in cui le due ragazze scomparvero. Nel 2013 si autodenunciò alla Procura di Roma, sostenendo di essere stato il cosiddetto “telefonista” e l’adescatore delle due giovani. A corredo della sua confessione, consegnò un flauto riconosciuto dai familiari di Emanuela Orlandi come appartenente alla ragazza. Prosciolto nel 2015 e tuttora in libertà, era rimasto una figura controversa: l’ex procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo non aveva escluso che potesse essere stato un serial killer, mentre in molti lo avevano bollato come un mitomane.

Accetti si è presentato alle 13 di giovedì entrando da un accesso laterale dell’edificio, tenendosi deliberatamente lontano da fotografi e giornalisti appostati in via del Seminario. L’audizione è iniziata alle 13:30 e si è conclusa poco prima delle 21, con quaranta tra deputati e senatori. Su richiesta dello stesso testimone, la seduta si è svolta in modalità segreta: i contenuti non possono essere divulgati. Stando alle poche indiscrezioni filtrate, l’interrogatorio si sarebbe concentrato su depistaggi, menzogne e possibili complici di sesso femminile nella gestione mediatica dei rapimenti, con particolare attenzione alle persone vicine ad Accetti all’epoca dei fatti.

Accetti ha portato con sé un secondo memoriale, intitolato “Memoria a fini di giustizia”, di quindici pagine, già depositato in precedenza e integrato durante l’audizione con ulteriori aggiornamenti. Il documento è stato consegnato alla Commissione, alla Procura di Roma e alla magistratura vaticana.

I due legali che si sono alternati al fianco del testimone nel corso della lunga giornata hanno confermato la piena collaborazione del loro assistito. “Accetti non si è sottratto, ha risposto a tutte le domande”, ha dichiarato l’avvocato Paolo Grillo all’uscita dalla prima parte dell’audizione. Il collega Giancarlo Germani, che ha preso il suo posto nelle ultime due ore e mezza, ha invece inquadrato la vicenda in termini più ampi: “Sono 42 anni di depistaggi e ricatti incrociati. Questa vicenda sembra simile al caso Ustica: verità che si intuiscono, ma non si possono dire”. Germani ha inoltre tenuto a precisare che il suo assistito non intende passare per mitomane: “Ha detto delle cose riscontrate e riscontrabili e credo sia mosso da intenti positivi, nel senso di voler dare un contributo”.

L’audizione era stata preceduta da due rinvii: il primo il 29 gennaio, quando Accetti aveva chiesto di verificare l’esistenza di procedimenti a suo carico in relazione all’omicidio di Katy Skerl (gennaio 1984), circostanza poi confermata; il secondo il 5 marzo, slittato per i lavori dell’Aula. La giornata del 26 marzo è stata segnata anche da un’altra notizia: la morte in Libia, in un incidente stradale, di Vittorio Baioni, ex militante dei Nar coinvolto nel caso Orlandi nell’ambito della cosiddetta “pista inglese”, che nell’ottobre scorso aveva smentito davanti alla stessa Commissione di aver fatto da carceriere alla ragazza a Londra.