Prof accoltellata da uno studente: “Tornerò in classe”

Dal letto d’ospedale in cui è ancora ricoverata, l’insegnante di francese ha inviato una lettera indirizzata ad alunni e personale sanitario.

Bergamo – Un episodio di violenza senza precedenti ha scosso la scuola media Leonardo da Vinci di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. Lo scorso martedì mattina un ragazzo di 13 anni ha aggredito con un coltello la sua insegnante di francese, Chiara Mocchi, ferendola gravemente prima di essere bloccato da un collega della donna e da due collaboratori scolastici.

Tutto è accaduto circa un quarto d’ora prima delle otto, mentre studenti e insegnanti stavano raggiungendo le rispettive aule. Il tredicenne si è presentato a scuola in pantaloni mimetici e con una maglietta riportante la scritta “vendetta”. Ha colpito la docente sotto gli occhi dei compagni. I fendenti hanno raggiunto la vittima all’addome e al collo. Il tutto mentre il 13enne era in diretta su Telegram.

Nei giorni precedenti all’aggressione, lo studente aveva pubblicato sui social un testo dal titolo “La soluzione finale”, in cui anticipava le proprie intenzioni.

Nello zaino è stata rinvenuta una pistola scacciacani. Nell’abitazione che condivide con la madre, i carabinieri hanno successivamente rinvenuto materiale potenzialmente pericoloso, tra cui acidi e fertilizzanti, il tutto posto sotto sequestro per ulteriori accertamenti.

La docente, 57 anni, è stata soccorsa dal 118 e trasportata in elisoccorso all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo in codice rosso. Una trasfusione di sangue avviata già a bordo del velivolo e un delicato intervento chirurgico le hanno salvato la vita. Dopo una notte in terapia intensiva senza complicazioni, nella giornata del 26 marzo è stata trasferita in reparto ordinario.

Dal reparto dell’ospedale Papa Giovanni, con la voce ancora flebile ma il cuore colmo di gratitudine, Chiara Mocchi ha dettato attraverso il suo avvocato una lettera rivolta a tutti coloro che le sono stati vicini in queste ore drammatiche: alunni, colleghi, familiari, soccorritori, personale sanitario e semplici cittadini che le hanno fatto sentire il proprio affetto.

Nella missiva la professoressa ripercorre quei momenti con lucidità e commozione, ricordando come i colleghi intervenuti senza esitazione abbiano creato una barriera tra lei e la morte, e come l’équipe dell’elisoccorso abbia lottato contro il tempo per bloccare un’emorragia devastante. Un pensiero speciale va anche agli studenti presenti durante l’aggressione: “Non porto rabbia né paura nel cuore, ma solo desiderio di rivedervi crescere sereni e protetti”, scrive.

La docente non rinuncia nemmeno a rivolgere parole di comprensione al suo aggressore: “Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito, che forse nel profondo non saprà neanche perché“.

E guardando al futuro, la sua voce si fa ancora più ferma: “Se il Signore vorrà concedermelo, tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande”.

Intanto, lo studente è stato portato in caserma e ascoltato in un’audizione protetta. La Procura per i minorenni di Brescia aprirà un fascicolo, ma il ragazzo, avendo 13 anni, non è imputabile e non potrà essere processato. Si trova attualmente in una comunità protetta, con il consenso dei genitori. Secondo le testimonianze di chi lo conosceva, non aveva mai manifestato particolari problemi comportamentali in precedenza. Le cause del gesto restano ancora da chiarire: si ipotizza un brutto voto o una precedente lite con un compagno, durante la quale la professoressa avrebbe preso le difese dell’altro ragazzo.