In 35 anni persa una superficie pari a mezza Europa: il WWF lancia l’allarme in occasione della Giornata mondiale delle foreste.
Oggi, 21 marzo, ricorre la Giornata mondiale delle foreste. Un appuntamento che quest’anno porta con sé numeri pesanti: dal 1990 al 2025 la Terra ha perso quasi 5 milioni di km² di copertura forestale, con un saldo netto – anche tenendo conto delle aree in cui le foreste sono cresciute – di oltre 2 milioni di km² in meno, una superficie paragonabile alla Groenlandia o a mezza Europa.
A ricordarcelo è la celebre campagna del WWF del 1988, che denunciava la distruzione di una superficie equivalente all’Austria solo nell’Amazzonia di quell’anno. Oggi quella perdita si è moltiplicata per 26.
Qualcosa si muove, ma non abbastanza.Il ritmo della deforestazione è rallentato rispetto agli anni Novanta – si è passati da circa 107.000 km² persi ogni anno nel decennio 1990-2000 a circa 41.000 nel periodo 2010-2020 – e in Paesi come Indonesia e Brasile si registrano segnali incoraggianti. Tuttavia, l’avanzata degli allevamenti, delle monocolture di soia, palma da olio, cacao e caffè, insieme ai tagli illegali e alle infrastrutture estrattive, rischia di vanificare rapidamente questi progressi.
Le conseguenze vanno ben oltre la perdita degli alberi. Le foreste regolano le precipitazioni, le temperature e il ciclo del carbonio, proteggono i suoli e ospitano l’80% delle specie terrestri. La loro distruzione innesca effetti a catena: perdita di biodiversità, crisi idrica, danni alle economie locali e alle comunità indigene che da esse dipendono. Particolarmente critica è la situazione amazzonica, dove alcune zone si stanno avvicinando a un punto di non ritorno oltre il quale vaste aree potrebbero trasformarsi in savana arida, con danni economici stimati in oltre mille miliardi di dollari in tre decenni.
“La deforestazione è una delle più grandi trasformazioni del pianeta causate dall’uomo”, afferma Edoardo Nevola, responsabile foreste del WWF Italia, sottolineando che il problema non riguarda solo gli alberi, ma il futuro climatico, la giustizia sociale e la sopravvivenza degli ecosistemi.
Per invertire la rotta, il WWF indica dieci priorità di intervento, che spaziano dall’applicazione rigorosa di normative come il Regolamento UE sulla deforestazione alla tutela dei diritti delle popolazioni indigene, fino al sostegno all’innovazione tecnologica per il monitoraggio in tempo reale e a una cooperazione internazionale più solida e inclusiva.