“Vampe” di San Giuseppe: notte di fuoco e città devastata

Ottanta interventi dei vigili del fuoco in 24 ore. Agguato alle squadre di soccorso: feriti 5 operatori. Il sindaco Lagalla: “Non è tradizione, ma criminalità”.

Palermo – Fiamme alte come palazzi, cielo arancione. Aria irrespirabile e plastica bruciata nei polmoni. Quella che doveva essere una tradizione popolare in onore di San Giuseppe si è trasformata, ancora una volta, in una notte di guerriglia urbana. Il bilancio delle “vampe” è pesante: 80 interventi dei vigili del fuoco, decine di roghi tra auto e cassonetti e un vile agguato allo Zen 2, dove cinque pompieri sono rimasti feriti sotto una pioggia di sassi e bottiglie.

Nonostante il sequestro preventivo di 50 tonnellate di legna effettuato nei giorni scorsi, la città è stata ostaggio di bande di giovanissimi che hanno appiccato il fuoco a cumuli di mobili, elettrodomestici e rifiuti. Il quartiere Zen 2 è stato l’epicentro della tensione. In via Costante Girardengo e via Pietro Carnera, la situazione è degenerata rapidamente.

Almeno tre auto sono state distrutte dalle fiamme insieme a numerosi cassonetti e cataste di ingombranti alte oltre tre metri. Mentre le squadre dei vigili del fuoco tentavano di spegnere gli incendi per proteggere le abitazioni, sono state bersagliate da una sassaiola e dal lancio di bottiglie di vetro.

Cinque vigili del fuoco sono dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso. Fortunatamente sono stati dimessi con una prognosi di un giorno, ma l’episodio ha suscitato lo sdegno delle istituzioni. Durante la notte sono stati avvertiti diversi boati, probabilmente causati dallo scoppio di bombolette spray o serbatoi tra i rifiuti.

Foto Cgil Palermo

Sebbene lo Zen sia stato il punto più critico, le “vampe” hanno illuminato sinistramente anche altri quartieri storici: a Zisa e Falsomiele si sono registrate situazioni di forte pericolo e lanci di oggetti contro i mezzi di soccorso, danneggiando i camion dei pompieri e le auto delle forze dell’ordine. Per tutta la serata la città è stata sorvolata dagli elicotteri di polizia e carabinieri per mappare i roghi e coordinare gli interventi via terra.

Il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ha espresso ferma condanna per l’accaduto:

“Questi episodi non possono in alcun modo essere ricondotti a tradizioni popolari. È criminalità. Esprimo piena solidarietà ai vigili del fuoco feriti e gratitudine a tutte le forze dell’ordine impegnate senza sosta per garantire la sicurezza”.

Il giorno dopo, oltre a fare la conta dei danni, ci si interroga: è tradizione o vandalismo? Le immagini diffuse sui social (in copertina le foto di Mario Giambanco e di Robi Lojacono, ndr) mostrano una realtà che nulla ha a che fare con il sacro: fuochi d’artificio sparati ad altezza uomo, sassaiole contro chi lavora per la comunità e fiamme che hanno lambito i balconi dei palazzi. Un rituale che ogni anno si ripete nonostante i massicci piani di prevenzione, evidenziando una frattura sociale profonda in alcune periferie della città.