La donna, che non voleva diventare madre, si è fatta chiudere le tube di Falloppio ma i medici hanno saltato un passaggio ed è rimasta incinta.
Trento – Credeva di aver chiuso per sempre con la maternità dopo un intervento chirurgico, ma si è ritrovata ad affrontare una gravidanza indesiderata a causa di un incredibile errore in sala operatoria. Protagonista della vicenda è una donna che, nonostante si fosse sottoposta alla chiusura delle tube, è rimasta incinta perché i chirurghi hanno “dimenticato” di completare l’operazione, omettendo poi di informarla del rischio.
Il caso, approdato davanti alla Corte dei Conti, ha sancito la responsabilità professionale di due medici per aver violato uno dei diritti fondamentali della paziente: quello di scegliere liberamente se e quando diventare madre. La donna si era rivolta alla struttura sanitaria per un intervento di sterilizzazione tubarica, una procedura chirurgica definitiva. Tuttavia, qualcosa è andato storto.
Durante l’intervento, come riporta Il Corriere del Trentino, i sanitari non hanno effettuato la legatura delle tube di Falloppio, passaggio cruciale per impedire la fecondazione. Cosa ancora più grave, la paziente non è stata avvertita del fatto che l’operazione non avesse raggiunto lo scopo prefissato. Convinta di essere ormai sterile, non ha adottato altre precauzioni, restando poco dopo incinta.
I magistrati hanno riconosciuto una chiara violazione del diritto all’autodeterminazione. La nascita di un figlio, in questo contesto, è stata configurata come un danno derivante da colpa medica, poiché frutto di una scelta procreativa negata dal comportamento negligente dei sanitari. L’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata del Trentino è stata così costretta a risarcire la donna per la gravidanza indesiderata.
Dopo il risarcimento pagato dall’Asuit alla paziente, la Procura contabile si è rivalsa sui due medici responsabili per recuperare il danno erariale. La Procura aveva quantificato il danno complessivo in 225.376 euro. Uno dei sanitari ha scelto di non proseguire il contenzioso, versando subito 47.329 euro. Il collega ha tentato la difesa in aula, ma i giudici hanno confermato la sua responsabilità professionale. In totale, i due medici hanno dovuto rimborsare all’azienda sanitaria la somma di 114.941 euro.