Il giallo della morte di Dario Marini

Centinaia di chilometri percorsi senza meta, due telefoni abbandonati, una data di morte che non torna. La Procura di Rovereto indaga per istigazione al suicidio.

Avio – Sette giorni di silenzio, poi il ritrovamento del corpo in un boschetto a un chilometro dal cimitero di Sabbionara, frazione del comune trentino di Avio. Dario Marini, 39 anni, padovano, era scomparso il 15 febbraio. La sua Fiat 500 bianca era stata individuata parcheggiata proprio davanti al cimitero. Tutto sembrava rimandare a un suicidio. Ma più gli inquirenti scavano, più i conti non tornano.

La Procura di Rovereto ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di istigazione al suicidio. I carabinieri di Avio, coordinati dal pubblico ministero Viviana Del Tedesco, stanno conducendo accertamenti a 360 gradi. Al momento non risultano iscrizioni nel registro degli indagati.

Il primo nodo riguarda il momento del decesso. Gli inquirenti avevano inizialmente collocato la morte nella notte tra il 15 e il 16 febbraio, le stesse ore in cui la sua auto veniva trovata nel parcheggio. Ma l’autopsia ha raccontato una storia diversa. Secondo il medico legale Massimo Montisci, consulente della famiglia, il decesso non risalirebbe a più di 48-72 ore prima del ritrovamento del cadavere, avvenuto il 22 febbraio. Le temperature rigide della zona potrebbero aver rallentato la decomposizione, ma secondo Montisci è improbabile che il corpo sia rimasto nel boschetto per una settimana intera senza che nessuno lo notasse.

Se la data fornita dall’autopsia fosse corretta, si aprirebbe uno scenario inquietante: la macchina era ferma dal 15 febbraio, ma Marini potrebbe essere stato ancora vivo per giorni.

Anche le ore precedenti alla scomparsa alimentano i dubbi. Nel giorno in cui ha fatto perdere le proprie tracce, Dario Marini ha percorso centinaia di chilometri in modo apparentemente casuale: prima verso Bologna, poi di nuovo verso nord fino a Spinea, poi verso est fino in Austria, infine in Trentino. Un tragitto tortuoso, privo di logica apparente, che gli investigatori leggono come il comportamento di chi vuole far perdere le proprie tracce. Prima di sparire, si era sbarazzato di entrambi i telefoni.

Che il gesto estremo sia stato compiuto in solitudine sembra confermato dall’esame autoptico e da quello balistico.

Gli accertamenti si starebbero concentrando sul mondo della movida notturna di Padova, ambiente che Marini frequentava assiduamente. Gli inquirenti stanno analizzando il traffico telefonico, le movimentazioni bancarie e i conti correnti, pur senza aver ancora ritrovato i due cellulari né il suo computer personale.

La madre di Marini ha presentato un dettagliato esposto in Procura, chiedendo risposte che ancora non arrivano.