Carburanti sempre più cari, cittadini in allarme e associazioni sul piede di guerra contro rialzi ingiustificati e speculazioni diffuse.
Roma – Dopo una settimana di conflitto in Iran, benzina e diesel continuano a salire a ritmi preoccupanti, spingendo famiglie e imprese a fare i conti con aumenti record. Da venerdì scorso il prezzo della verde in modalità self ha raggiunto 1,76 euro al litro, con un incremento di 9,2 centesimi, mentre il diesel è schizzato a 1,91 euro, segnando +18,9 centesimi. In autostrada, il gasolio in modalità servito supera i 2,5 euro al litro, un livello mai visto negli ultimi anni secondo diverse associazioni di consumatori.
Il Ministero delle Imprese monitora la situazione, concentrandosi sui passaggi a monte della filiera: gli aumenti rapidi dei prezzi consigliati dalle compagnie petrolifere non sembrano legati a carenze effettive di prodotto. Il ministro Adolfo Urso ha convocato la Commissione di allerta rapida sui prezzi, con incontri settimanali per valutare l’impatto sugli utenti e sull’inflazione, e ha coordinato un piano operativo con la Guardia di Finanza. Parallelamente, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini intende convocare le aziende petrolifere e attivare un monitoraggio con l’Antitrust.
La Lega prepara un “pacchetto energia” con misure a sostegno di famiglie e imprese, mentre le compagnie petrolifere assicurano di non aver speculato sui prezzi. Tuttavia, Unem segnala che gli adeguamenti consigliati restano inferiori all’aumento delle quotazioni internazionali, e che nuovi rialzi potrebbero arrivare nei prossimi giorni.
I gestori delle pompe, insieme a sindacati e associazioni dei consumatori, denunciano invece speculazioni lungo la filiera, chiedendo un ritorno a prezzi controllati e accise mobili. Organizzazioni come Adoc, Assoutenti, Federconsumatori e Unc propongono di ridurre le accise di 20 centesimi al litro e di rivedere l’Iva, mentre la Cgil avverte che la speculazione sui carburanti è già in atto e richiede interventi immediati.
Sul piano internazionale, il petrolio registra rialzi storici: il Wti a New York segna il più grande guadagno settimanale di sempre, +12,21% a 90,90 dollari al barile, mentre il Brent sale dell’8,52% a 92,69 dollari. L’incremento settimanale del Wti arriva al 35,63%, il più alto dal 1983, con il Brent che registra un +28%.
L’instabilità dei mercati energetici e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente continuano a influenzare i prezzi, con effetti diretti sul costo della vita e sui trasporti. Ma mentre famiglie e imprese arrancano con rincari insostenibili, i veri criminali del petrolio continuano a guadagnare dalla crisi, approfittando delle tensioni internazionali e degli aumenti globali.