La Corte d’Assise ha riconosciuto le attenuanti della provocazione e le generiche prevalenti. Quella sera la vittima era tornata a casa ubriaca e aveva aggredito la madre.
Novara – Undici anni di carcere. È la condanna inflitta a Edoardo Borghini, il padre che il 19 gennaio 2025 uccise il figlio trentaquattrenne Nicolò con due colpi di fucile nella loro abitazione di Ornavasso, in provincia di Verbano-Cusio-Ossola. Una pena sensibilmente inferiore ai ventidue anni richiesti dalla Procura di Verbania: i giudici hanno riconosciuto le attenuanti generiche prevalenti e quella della provocazione.
Il suo avvocato aveva puntato all’assoluzione, sostenendo che l’imputato avesse sparato per difendere la moglie da un’aggressione del figlio.
Era una domenica sera. Nicolò rientrò a casa dopo un pomeriggio trascorso in alcuni bar della zona, con un tasso alcolemico di circa 2,5 grammi per litro rilevato dagli esami sul cadavere. Secondo la ricostruzione emersa dalle indagini, il motivo scatenante della sua furia fu banale quanto tragico: aveva trovato il portone del garage chiuso.
Ne seguì un’aggressione violenta ai danni dei genitori, rivolta soprattutto alla madre: la prese per il collo, le sbatté la testa contro il muro, la morse a un braccio e tentò poi di avventarsi anche sul padre. Fu a quel punto che Edoardo Borghini imbracciò un fucile regolarmente detenuto e sparò due colpi nel corridoio dell’abitazione, uccidendo il figlio sul colpo. Subito dopo chiamò i carabinieri e raccontò tutto.
“Era fuori di sé, forsennato. Ho pensato che dovevo fermarlo io”, ha dichiarato in aula nelle scorse udienze.
Nel corso del processo sono emersi precedenti episodi di violenza da parte della vittima.