Il sorriso spezzato di Silvestro Delle Cave

Nove anni, un sorriso guascone e la fiducia di chi non ha ancora conosciuto l’orrore. L’8 novembre 1997 un bambino scomparve, inghiottito nel silenzio.

Napoli – C’è una fotografia che non esiste, ma che si forma nella mente di chiunque ascolti questa storia. Un bambino di nove anni che cammina da solo in una mattina di novembre, con la sua allegria un po’ spavalda, convinto che il mondo sia ancora il posto avventuroso che conosce. Silvestro Delle Cave non sapeva che stava percorrendo gli ultimi metri della sua vita.

Era un sabato. Aveva aspettato che il padre si allontanasse, aveva salutato un amico con una bugia leggera, “vado dalla zia a prendere i pastelli”, e aveva preso la direzione della palazzina 27A del Rione Gescal di Cicciano, comune dell’area nolana, a nord-est di Napoli. Forse si era fermato a giocare con i citofoni, come fanno i bambini. Forse aveva sorriso. Di sicuro aveva bussato alla porta sbagliata.

Cicciano non era e non è il tipo di luogo che si associa all’orrore. Non è una periferia degradata, non è un posto dove la violenza fa da sfondo alla quotidianità. Al Rione Gescal c’era povertà, quella dignitosa delle famiglie che arrangiano la vita senza perdere la compostezza e c’era la quiete di una comunità che si conosce. Eppure, in quella quiete, viveva Andrea Allocca, settant’anni, pensionato, che tutti chiamavano zi’ Andrè. Un volto qualunque. Uno di quelli che si incrociano mille volte senza vederli davvero.

Il piccolo Silvestro

Nell’appartamento di Allocca, quel giorno, c’erano anche i suoi due generi: Gregorio Sommese, 43 anni, e Pio Trocchia. Tre uomini e un bambino che aveva bussato per gioco.

Quello che accadde dentro quelle mura lo sappiamo dalle parole stesse dei carnefici, pronunciate senza tremore, senza pause, senza il minimo segno di rimorso. Non era la prima volta che Silvestro entrava in quell’appartamento. Secondo le ricostruzioni emerse nel corso delle indagini, il bambino era diventato vittima di abusi reiterati, quasi quotidiani, da parte del gruppo. Da quel primo incontro in poi, qualcosa si era spento in lui: era diventato abulico, aveva perso la sua allegria contagiosa. Chi lo conosceva lo notava diverso, ma nessuno riusciva a capire perché.

Finché Silvestro non decise che non ne poteva più e disse che avrebbe raccontato tutto a suo padre.

Fu quella frase a condannarlo. I tre, presi dal panico, decisero di ucciderlo. Allocca lo colpì con un bastone, poi con una roncola. Quando il bambino morì, il corpo venne fatto a pezzi. Pio Trocchia lo trasportò in aperta campagna con la sua Panda. I resti vennero dati alle fiamme.

Le ricerche del bambino si estesero in tutta Italia, ostacolate anche da un violento nubifragio che devastò la zona nelle ore successive alla scomparsa. I carabinieri misero sotto controllo i telefoni di Allocca e Sommese: fu un’intercettazione a portare ai primi arresti. Poi arrivò anche Trocchia. Le confessioni furono dettagliate, fredde, disumane. Per loro, Silvestro non era un bambino. Era un oggetto.

Allocca morì poche settimane dopo l’arresto, stroncato da un aneurisma nel carcere di Poggioreale. Nessuno reclamò il suo corpo. Fu sepolto all’alba, senza nome, senza fiori, senza che nessuno si presentasse a piangerlo.

Ma la storia non si chiuse lì. Per otto anni i genitori di Silvestro non ebbero nemmeno un corpo da seppellire, nemmeno un posto dove andare a piangere. Poi, il 12 aprile 2005, durante i lavori di ristrutturazione in una casa abbandonata a Roccarainola, a pochi chilometri da Cicciano, alcuni operai trovarono una valigia sigillata con il silicone. Dentro c’erano resti ossei, frammenti di abiti, un paio di scarpette da tennis. Le analisi del DNA condotte dai carabinieri del Racis di Roma confermarono ciò che tutti temevano: erano i resti di Silvestro Delle Cave. Solo allora fu possibile organizzare un funerale.

Pio Trocchia è stato condannato all’ergastolo con sentenza definitiva. Gregorio Sommese ha scontato nove anni per occultamento di cadavere. Andrea Allocca, il principale responsabile, è morto prima che la giustizia potesse fare il suo corso fino in fondo.

Nel giugno 2021, a Cicciano, è stato inaugurato un parco giochi intitolato a Silvestro. I bambini ci giocano senza sapere. Ed è giusto così. Ma da qualche parte, in quella stessa città, la memoria di un bambino di otto anni con un sorriso guascone continua a chiedere che il mondo impari a tenere gli occhi aperti.