Inchiesta “Grecale”: a giudizio ex rettore e 10 dirigenti

Accuse di corruzione, concorsi truccati e fondi ministeriali salvati con ispezioni “pilotate”. Orrore nei laboratori per le cavie.

Catanzaro – Svolta giudiziaria per l’inchiesta “Grecale”, il sistema di scambi e favoritismi che nel gennaio 2025 ha travolto i vertici dell’Azienda Sanitaria Provinciale (Asp) e dell’Università Magna Graecia (Umg). Il Gup Gilda Danila Romano ha definito le posizioni degli indagati delineando i contorni di un processo che si preannuncia complesso.

Il cuore dell’accusa, sostenuta dal sostituto procuratore Saverio Sapia e dalla guardia di finanza, descrive un “patto scellerato” tra chi doveva controllare (Asp) e chi veniva controllato (Università).

Il giudice ha emesso un provvedimento articolato che divide i destini processuali degli imputati. Rinvio a giudizio per 11 persone: tra loro figurano l’ex rettore dell’Umg Giovambattista De Sarro e il professor Ciro Indolfi. Il processo per loro inizierà il 12 maggio.

Per 10 indagati che hanno scelto l’abbreviato e per un patteggiamento, l’appuntamento in aula è fissato al 16 marzo. Sentenza di non luogo a procedere per 5 persone, mentre per altri imputati sono caduti singoli capi d’accusa (truffa o maltrattamenti di animali).

Secondo gli inquirenti, il meccanismo criminale poggiava su tre pilastri:

  1. Ispezioni truccate: Le visite dell’Asp nei laboratori universitari sarebbero state concordate per nascondere carenze igieniche, permettendo all’Ateneo di non perdere 2 milioni di euro di fondi del Ministero della Salute.
  2. Scambi di favori: Incarichi di docenza conferiti a veterinari dell’Asp in cambio di pareri favorevoli e concorsi universitari “cuciti su misura” per i figli dei dirigenti coinvolti.
  3. Crudeltà nei laboratori: Il capitolo più macabro riguarda un presunto allevamento abusivo di cavie. Le indagini documentano violazioni brutali: topi decapitati senza anestesia e soppressioni fuori protocollo per accelerare le pubblicazioni scientifiche.