Un 55enne è rientrato dall’estero con una bambina, ma il Dna ha escluso la paternità. La Procura indaga su una possibile compravendita.
Torino – Una ricevuta di due biglietti aerei rimasta nel computer. È questa l’unica traccia concreta che ha permesso ai carabinieri della Procura di Ivrea di ricostruire un viaggio durato pochissimi giorni, partito e concluso nell’estate del 2023, con un dettaglio che non tornava: l’uomo era partito da solo ed era rientrato con una neonata di un mese in braccio.
L’uomo è un cinquantacinquenne di Verolengo, piccolo comune del torinese, disoccupato da anni, incensurato. L’ultimo lavoro risaliva alla Thyssenkrupp di corso Regina Margherita, lo stabilimento tristemente noto per una delle tragedie sul lavoro più gravi della storia italiana. L’11 luglio 2023 si era presentato all’ambasciata italiana di Tbilisi con la piccola, che chiama Nicole, sostenendo di essere il padre. Aveva con sé una procura firmata dalla presunta madre biologica, una donna di trentanove anni, con cui la donna avrebbe delegato a lui ogni decisione sulla bambina, autorizzandolo a portarla in Italia. Una storia che non ha mai convinto del tutto gli inquirenti.
Quando la Procura di Ivrea, dopo una segnalazione dell’ambasciata georgiana, lo ha convocato per chiedergli conto della vicenda, l’uomo ha ribadito con forza di essere il padre biologico di Nicole. Ma alla richiesta del Pm Giulia Nicodemi di sottoporsi volontariamente al test del Dna ha opposto un netto rifiuto. È stato necessario l’intervento di un giudice per disporre un accertamento coatto. Il risultato ha tolto ogni dubbio: tra l’uomo e la bambina non esiste alcun legame genetico.
Le indagini hanno cercato di risalire alla madre. Gli investigatori hanno individuato un indirizzo in un villaggio nel distretto di Merken, ma la donna non è più rintracciabile: risulta rifugiata in Kazakistan. Nel telefono e nel computer dell’uomo, sequestrati dai carabinieri, non c’è traccia di contatti pregressi con lei, né di viaggi precedenti in Georgia, né di celle telefoniche che abbiano mai incrociato quelle della donna. Il racconto di una vacanza durante la quale i due si sarebbero conosciuti non trova alcun riscontro verificabile.
È su questo vuoto di prove che si innesta l’ipotesi investigativa più inquietante: quella di una compravendita di minore. Gli inquirenti sottolineano come in casi di questo tipo il canale più utilizzato sia il dark web, una rete che per funzionare richiede competenze specifiche, intermediari e connessioni con organizzazioni criminali strutturate. Al momento si tratta di una pista investigativa, non di un’accusa formalizzata. Ma gli elementi raccolti spingono in quella direzione.
Lo sfondo internazionale non aiuta a rasserenare il quadro. La Georgia ha una storia dolorosa legata al traffico di neonati, particolarmente attivo fino ai primi anni Duemila e ridotto, ma non eliminato, dalle riforme legislative del 2005. I dati più recenti confermano che il fenomeno non è scomparso: tra il 2020 e il 2024 sono state identificate quarantanove vittime di tratta nel Paese, quasi la metà minorenni, secondo il Consiglio d’Europa. Il rapporto 2025 del Dipartimento di Stato americano segnala diciotto vittime identificate nel solo 2024. Le organizzazioni internazionali avvertono che le reti criminali sfruttano sempre più internet e i social media per operare, rendendo il fenomeno più difficile da individuare e combattere.
Per l’uomo di Verolengo si profila ora un processo per alterazione di stato civile. Nicole, nel frattempo, esiste. Ha un nome, ha una storia che qualcuno ha costruito attorno a lei con documenti falsi e bugie. Quello che non ha, ancora, è una verità.