Famiglia nel bosco: tensioni in comunità e scontro sulle perizie

La struttura di Vasto chiede di trasferire mamma e figli: “Regole non rispettate”. Nathan Trevallion: “Ristrutturo casa per riaverli”.

Vasto – La vicenda della “famiglia nel bosco” si arricchisce di un nuovo, teso capitolo. La convivenza tra Catherine Birmingham, i suoi tre figli e la casa famiglia che li ospita sembra essere arrivata a un punto di rottura, con una richiesta formale di trasferimento inviata al Tribunale per i minorenni dell’Aquila.

Mentre Catherine e i bambini vivono in regime di protezione, emergono forti criticità gestionali che mettono in discussione l’attuale collocazione del nucleo familiare. Il documento inviato dalla casa famiglia evidenzia difficoltà quotidiane che vanno oltre la semplice convivenza.

Gli operatori, come riporta Il Messaggero, segnalano comportamenti non conformi alle regole interne, specialmente per quanto riguarda la gestione degli spazi comuni e le modalità organizzative. Sarebbero stati registrati momenti di attrito tra la madre e lo staff della struttura, rendendo difficile il lavoro educativo.

La relazione parla di situazioni di disagio dei bambini, che richiederebbero approfondimenti clinici e una tutela maggiore rispetto a quella garantita dall’attuale contesto.

Parallelamente, si gioca una partita cruciale sulla capacità genitoriale di Nathan e Catherine. Gli avvocati della coppia avevano chiesto la revoca della psicologa incaricata, sollevando dubbi sulla sua imparzialità a causa di alcuni giudizi espressi sui social. Tuttavia, la consulente tecnica d’ufficio, Simona Ceccoli, ha rinnovato pubblicamente la propria fiducia nella collega, respingendo le accuse di parzialità.

Nathan Trevallion, rimasto nel casolare di Palmoli, ha lanciato un segnale di apertura in un’intervista recente. Pur ribadendo che i figli sono “tristi” e chiedono di tornare a casa, si è detto pronto a scendere a compromessi con la burocrazia italiana. Ha annunciato un progetto di bioedilizia per ampliare il casolare fino ai 66 metri quadrati minimi richiesti per una famiglia di cinque persone.

Si è impegnato a collegare l’abitazione alla rete elettrica e idrica, pur difendendo l’uso dei “bagni a secco”, comuni nel suo paese d’origine. L’obiettivo è dimostrare al Tribunale di poter offrire ai figli un ambiente che rispetti i parametri legali, senza rinunciare del tutto alla loro filosofia di vita ecosostenibile.