Picchia i figli perché la disturbano mentre è al cellulare: madre a processo

Incastrata dalle telecamere nascoste dal marito: schiaffi e calci a piccoli di uno e tre anni. Il giudice: “Violenza gratuita e persecutoria”.

Genova – Si apriranno il prossimo 5 marzo le porte dell’aula di tribunale per una madre di 31 anni accusata di reiterati maltrattamenti e lesioni aggravate ai danni dei suoi figli di uno e tre anni. La donna, che ha ottenuto di essere giudicata con il rito abbreviato davanti alla giudice Angela Nutini, avrebbe usato violenza sui piccoli perché “colpevoli” di distrarla mentre era intenta a usare il cellulare.

La vicenda, avvenuta la scorsa estate, descrive un quadro di inquietante fragilità e violenza domestica. A far scattare le indagini è stato il marito della donna. Notando lividi sospetti sui figli (che la moglie giustificava come banali cadute), l’uomo ha installato delle telecamere in casa, ufficialmente per prevenire furti, ma con lo scopo reale di tutelare i bambini.

I filmati hanno registrato scene definite “agghiaccianti”: il bimbo di tre anni colpito alla testa con un telecomando e preso a calci mentre era a terra; la piccola di un anno schiaffeggiata ripetutamente. Tutto ciò accadeva mentre i bambini chiedevano semplicemente di mangiare, andare in bagno o ricevere una carezza.

Già a settembre, la Gip Carla Pastorini aveva disposto l’allontanamento della donna e il divieto di avvicinamento ai figli con l’applicazione del braccialetto elettronico.

Nelle carte dell’inchiesta, coordinata dalla pm Silvia Saracino, si legge di un comportamento caratterizzato da una “intolleranza totale” verso i figli. La giudice ha descritto le condotte della 31enne come una vera e propria “violenza persecutoria” e gratuita, esercitata nei confronti di soggetti in tenerissima età e del tutto indifesi.

Scegliendo il rito abbreviato, l’imputata (difesa dall’avvocata Francesca Solporini) potrà beneficiare dello sconto di un terzo della pena in caso di condanna. I bambini rimangono nel frattempo sotto la protezione del padre e dei legali che hanno seguito la denuncia.