Triplice omicidio delle suore saveriane, riaperto il caso

Svolta dopo 12 anni: in carcere un 50enne accusato di aver organizzato e sostenuto logisticamente il commando.

Parma – In esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice delle Indagini Preliminari del tribunale, i carabinieri hanno tratto in arresto Harushimana Guillaume, 50enne originario del Burundi, gravemente indiziato dell’omicidio di tre suore saveriane della congregazione delle missionarie di Maria (Olga Raschietti, 83enne, Lucia Pulici 75enne e Bernardetta Boggian, 79enne), brutalmente assassinate in Burundi, nel quartiere Kamenge di Bujumbura, nella loro sede religiosa. Le prime due furono uccise colpendole con un oggetto contundente e con un taglio alla gola nel pomeriggio del 7 settembre 2014, mentre la terza (che era fuori sede durante il primo delitto) fu decapitata la notte seguente, riponendone poi il capo reciso accanto al corpo.

Sulla vicenda in esame vi è stata una tripla fase di accertamenti; la prima, nella sostanziale immediatezza dei fatti; la seconda nel 2018; la terza, a partire dall’autunno del 2024, articolata in una serie di accertamenti durati all’incirca un anno.

L’indagine, svolta dalla Procura della Repubblica, è stata avviata dopo la presentazione a Parma, il 27 settembre 2024, del libro “Nel cuore dei misteri”, della giornalista Giusy Baioni, avente ad oggetto un’inchiesta sul triplice omicidio. L’evento è stato riportato dal quotidiano Gazzetta di Parma nell’edizione del 28 settembre 2024, con un articolo intitolato “Parma chiede giustizia per le tre saveriane uccise”, relativo all’omicidio avvenuto in Burundi nel 2014 ai danni delle tre missionarie.

Sulla scorta di tale input giornalistico ed editoriale, è stato dunque costituito un fascicolo e, con immediata delega ai carabinieri del Nucleo Investigativo, sono stati avviati accertamenti di carattere preliminare tesi ad acquisire quel minimo di elementi idonei a vestire la notizia giornalistica.

Si è parlato di una prima fase investigativa, risalente al 2014, avviata sulla base di una breve relazione sui fatti, redatta dalla Ambasciata italiana di Kampala in Uganda, indirizzata alla Procura di Parma, ma il fascicolo contro ignoti venne definito con archiviazione nel 2015 per l’assenza delle condizioni necessarie per ritenere la sussistenza della giurisdizione italiana.

A distanza di circa quattro anni, nel maggio 2018, vi è una seconda fase: l’Ambasciata di Kampala ha trasmesso alla Procura di Parma una nota con la quale si comunicava che tal Guillaume Harushimana aveva ottenuto un visto per l’Italia per partecipare ad un corso di formazione legato al suo incarico in un’associazione di Parma; tale soggetto, si leggeva nella nota, era stato menzionato durante le indagini a seguito dell’assassinio delle tre suore e a seguito di dichiarazioni di un pentito, che avrebbe accusato funzionari governativi di un complotto per l’eliminazione delle tre religiose, colpevoli, a suo dire, di essere a conoscenza di traffici illeciti e di essere in combutta con dei ribelli dal Congo.

Nel corso di tale fase, Guillaume Harushimana è stato sentito, ma si è dichiarato estraneo ai fatti, anche perché, a suo dire, nei giorni del delitto si trovava lontano dal Burundi ed esibiva a tal fine copia del passaporto con timbri che attestavano la sua presenza in altro Stato. Anche questa fase si chiude dunque con una archiviazione per carenza di elementi.

Nel settembre 2024, dunque, preso atto del contenuto del libro, si è avviata una terza fase investigativa, inizialmente mediante l’acquisizione di dichiarazioni da parte di alcune suore saveriane (che mai in precedenza erano state sentite dalle autorità burundesi) e della giornalista Giusy Baioni, che, quale autrice del libro/inchiesta, aveva avuto modo di verificare sul campo ogni segmento della complessa vicenda, anche mediante contatto diretto con una pluralità di persone a vario titolo coinvolte nella vicenda stessa. Da questi accertamenti è emerso un clima di vero e proprio terrore che si viveva in Burundi, collegato alla circostanza che i protagonisti della vicenda sarebbero tutti a vario titolo collegabili alla polizia segreta (cosiddetta Documentazione) del Burundi, dalle cui fila sarebbero provenuti ideatori, organizzatori, esecutori del triplice omicidio.

A comprova di questo clima, possono essere citate alcuni fatti:

  • l’assenza di un’indagine effettiva sull’omicidio delle prime due suore;
  • la circostanza che, durante la notte successiva al primo duplice omicidio, pur nella formale presenza della locale polizia a presidio della casa delle suore, venne consumato, nello stesso luogo e nel medesimo contesto temporale, l’omicidio della terza suora;
  • l’arresto del folle di turno quale asserito responsabile del massacro, e la sua perdurante detenzione da allora ;
  • l’incendio della sede dell’emittente radiofonica Radio Pubblica Africana, rea di aver diffuso l’intervista di due soggetti dichiaratisi co-autori del triplice omicidio (ovvero N. B.alias Mwarabu e Nduwimana Juvent), con il successivo arresto del suo direttore, ristretto in carcere per un mese ;
  • l’uccisione di diversi soggetti a vario titolo coinvolti nella odierna vicenda, tra cui, oltre al mandante, generale Adolphe Nshimirimana, il citato Nduwimana Juvent (a causa delle sue esternazioni) e numerosi altri;
  • le minacce (anche recenti) a varie persone, potenziali testimoni dell’accaduto.

Oltre alle dichiarazioni, i carabinieri hanno acquisito anche copiosa documentazione, conservata presso le
Congregazioni Saveriane (maschile e femminile) o esibita dalla giornalista-Baioni, tra cui:

  • foto effettuate sulla scienza del crimine;
  • le interviste rilasciate dai due esecutori alla Radio;
  • le interviste ad un religioso saveriano (responsabile di un Centro Giovani in Burundi, presso cui collaborava l’odierno indagato, ed indicato, nel corso delle interviste alla radio burundesi, come presente ad una delle riunioni nel corso delle quali sarebbe stato conferito agli esecutori l’ordine di uccidere le suore), il quale spiegava il motivo della sua rapida presenza a quell’incontro;
  • il carteggio tra il religioso saveriano ed i suoi superiori.

Dall’indagine è emerso che, come anticipato, ideatori, organizzatori ed esecutori degli omicidi avrebbero tutti legami con la polizia segreta del Burundi e, tra questi, il defunto Generale Nshimirimana Adolphe, già capo della polizia Segreta del Burundi, il quale avrebbe dato l’ordine di uccidere le tre suore asserendo che le stesse si erano rifiutate di offrire collaborazione (cure e medicine) per supportare le milizie burundesi in Congo.
Accanto a questo movente (prospettato dal Generale), dalle indagini sono emersi altre possibili concause:

  • un movente di tipo economico, che potrebbe essere legato alla decisione della direzione dei saveriani di sganciare il Centro Giovani Kamenge (presso cui affluivano ingenti risorse economiche) dai saveriani stessi ed affidarlo alla locale Diocesi;
  • un movente di tipo esoterico-sacrificale, poiché il Generale Nshimirimana avrebbe chiesto un rito propiziatorio (pratica diffusa in certa cultura burundese) come buon auspicio per la sua candidatura a Presidente della Repubblica (ciò potrebbe spiegare anche le modalità esecutive brutali dell’omicidio delle suore).

Il mandato omicidiario sarebbe stato fornito agli esecutori materiali il 6 settembre 2024 dal Generale Nshimirimana anche per il tramite di un intermediario (anch’egli della polizia segreta, ma locale), con la promessa di una cospicua somma di denaro. Gli esecutori sarebbero entrati nella missione saveriana per compiere il delitto, travestiti da chierichetti o cantori, accompagnati da Harushimana, a sua volta presente alla riunione finale innanzi citata.

In un primo momento, vennero uccise due suore (suor Olga Raschietti e suor Lucia Pulici), atteso che, in quel momento (verso le 14:00-14:30), erano le uniche presenti in sede, giacché la terza suora (suor Bernardetta Boggian) era andata a ricevere altre consorelle all’aeroporto. Durante il pomeriggio la casa delle suore registrò la presenza di molti esponenti della polizia burundese, che, dopo il sopralluogo, disposero il trasferimento dei corpi all’obitorio. Durante la notte, rientrate le sorelle nell’abitazione (mentre la polizia rimase all’esterno dei locali a presidiare) venne eseguito il terzo omicidio ai danni di suor Bernardetta Boggian, da parte degli esecutori, che erano rimasti nascosti all’interno dell’edificio, e che poi si allontanarono, travestiti da poliziotti, con divise che sarebbero state loro fornite dalla polizia segreta.

Per le indagini sono risultati fondamentali poi le convergenti dichiarazioni testimoniali di alcune persone presenti ai tragici eventi del 7 e 8 settembre 2014; ma su questo è necessario mantenere il massimo riserbo.
Dalle indagini complessivamente compiute, è emerso che all’omicidio avrebbero preso parte, tra gli altri:

A) il Generale Nshimirimana Adolphe (a sua volta successivamente vittima di un omicidio politico), capo della Documentazione (polizia segreta del Burundi), in qualità di ideatore, mandante ed organizzatore, il quale, dopo aver ricevuto notizie dal suo collaboratore Harushimana Guillaume in ordine a presunti rifiuti delle suore missionarie saveriane a prestare aiuto sanitario alle milizie burundesi in Congo, deliberava di uccidere le suore stesse, conferendo, in occasione di alcune riunioni, di cui l’ultima svoltasi il 6 settembre 2014 presso un locale a lui riferibile, il mandato omicidiario ai soggetti presenti alla citata riunione, per il tramite di un altro appartenente alla polizia segreta;
B) il soggetto appartenente alla polizia segreta di Bujumbura, in qualità di organizzatore, alle dipendenze del Generale Nshimirimana Adolphe, dal quale, in occasione della riunione svoltasi il 6 settembre 2014 presso un locale riferibile al predetto Generale, ha ricevuto il mandato omicidiario delle suore missionarie Saveriane, trasferendolo ai partecipanti alla riunione;
C) Nduwimana Juvent Juvenali Kiraga (autore della “confessione” alla Radio, poi a sua volta ucciso), N.B. (secondo autore della confessione alla radio), un terzo soggetto (guardia del corpo del Generale, il quale è stato interrogato a Parma, parzialmente ammettendo i fatti) ed una quarta persona non identificata, i quali avrebbero avuto il ruolo di esecutori materiali, che, dopo aver ricevuto il mandato omicidiario deliberato dal Generale, con la promessa di una cospicua somma di denaro in cambio della loro disponibilità e dopo aver partecipato (certamente Nduwimana Juvent Juvenali Kiraga) ad un preliminare sopralluogo unitamente a Harushimana Guillaume, si sono recati presso la Missione delle suore Saveriane, ivi accompagnati da Harushimana Guillaume, che li ha forniti anche di abbigliamento per mimetizzarsi (camici da chierichetti/cantori) e ne ha favorito l’ingresso attraverso uno dei cancelli di accesso, consegnando poi loro le chiavi per entrare nella casa delle suore per cui, dopo essersi introdotti nella dimora delle Suore saveriane, avrebbero cagionato, in un primo momento, in orario pomeridiano, la morte di suor Raschietti e di suor Pulici, tagliando loro la gola colpendole con un oggetto contundente (attività materialmente eseguita da Nduwimana Juvent Juvenali Kiraga e da un secondo soggetto) e, in un secondo momento, in orario notturno, la morte di suor Boggian (attività materialmente eseguita dal secondo autore della confessione), adoperando nei loro confronti sevizie e agendo con crudeltà, arrivando a decapitare suor Boggian, riponendone poi il capo reciso accanto al corpo e abbassando contestualmente, a tutte e tre le persone offese, gli slip all’altezza delle caviglie.

Quanto ad Harushimana Guillaume, stretto collaboratore del Generale Nshimirimana Adolphe, gli viene contestato il ruolo di istigatore, co-organizzatore e responsabile logistico. In particolare, dopo aver riferito alle suore missionarie Saveriane la richiesta, proveniente dal Generale, di collaborare con le milizie burundesi in Congo, e dopo averne asseritamente ricevuto un rifiuto, che comunicava allo stesso Generale, è stato informato della decisione di uccidere le religiose, fornendo quindi supporto logistico e organizzativo all’azione, ovvero:

  • effettuazione di sopralluoghi per individuare il locale nella disponibilità delle suore e la dislocazione delle stanze;
  • prestazione di garanzie sulla effettiva disponibilità di somme di denaro destinate agli esecutori in cambio della “operazione”;
  • ricerca ed acquisizione della chiave per entrare nell’abitazione delle suore;
  • ricerca ed acquisizione di camici da chierichetti/cantori da far indossare agli esecutori in maniera da non far sorgere sospetti per la loro presenza all’interno della missione;
  • contatti con uno dei custodi del complesso missionario per garantirsi l’ingresso all’interno degli spazi della missione;
  • messa a disposizione dell’auto da utilizzare per condurre gli esecutori all’interno della missione e guida dell’auto medesima con a bordo gli esecutori.

Dal punto di vista procedurale, non appena sono emersi indizi di reità a carico dell’indagato, la Procura ha investito il Ministro della Giustizia, al quale il codice penale riconosce il potere di chiedere all’Autorità Giudiziaria di procedere per un delitto commesso da un cittadino straniero ai danni di un cittadino italiano, nel caso in cui (come in questo caso) lo straniero si trovi sul territorio italiano; intervenuta dunque la richiesta di procedere, all’esito delle indagini, la Procura ha avanzato la richiesta cautelare al Gip. Stamattina i carabinieri hanno rintracciato l’indagato e lo hanno ristretto nella Casa Circondariale di
Parma.