Alcolock al via, la norma è operativa

Pubblicato l’elenco ufficiale dei dispositivi autorizzati dal Ministero dei Trasporti. Il dispositivo è obbligatorio per chi è stato condannato per guida in stato d’ebbrezza oltre 0,8 g/l.

Roma – Quindici mesi dopo l’approvazione della legge, l’alcolock diventa realtà operativa. Il ministero dei Trasporti ha pubblicato le liste ufficiali: dispositivi omologati, centri autorizzati all’installazione, modelli di vetture compatibili. Da ora chi è stato condannato per aver guidato ubriaco oltre determinate soglie dovrà dotare la propria auto di un etilometro bloccamotore se vuole tornare alla guida dopo aver scontato la sospensione della patente.

Il meccanismo è semplice nella teoria: prima di girare la chiave o premere il pulsante di accensione, il conducente soffia in un boccaglio collegato alla centralina. Il dispositivo analizza l’aria espirata, calcola in pochi secondi la concentrazione di alcol e decide se autorizzare l’avviamento. Tasso zero: il motore parte. Anche solo un bicchiere di vino: la macchina resta spenta. Non ci sono margini di tolleranza, non esistono eccezioni legate al tipo di alcolico o al peso corporeo. Zero significa zero.

La misura colpisce chi è stato sorpreso alla guida con tasso alcolemico superiore a 0,8 grammi per litro o addirittura oltre 1,5 grammi per litro. Una volta terminato il periodo di ritiro della patente, questi automobilisti possono rimettersi al volante solo con l’alcolock installato. Il sistema vale come condizione per il recupero del diritto di guidare, una sorta di libertà vigilata applicata alla circolazione stradale.

Ma tra norma e applicazione concreta si aprono voragini. Federcarrozzieri lancia l’allarme: l’età media del parco auto italiano supera i tredici anni. Vetture vecchie significa elettronica obsoleta, centraline non predisposte, cablaggi incompatibili con dispositivi moderni che devono dialogare con sistemi complessi. Installare l’alcolock su certe auto diventa tecnicamente impossibile o richiede interventi tanto invasivi da risultare economicamente insensati.

Davide Galli, presidente di Federcarrozzieri, quantifica il costo: duemila euro per l’installazione iniziale. Poi vanno aggiunti controlli periodici obbligatori per la taratura, manutenzioni ordinarie e straordinarie, boccagli monouso da cambiare ogni volta. Nel giro di un anno si superano facilmente i tremila euro. Soldi che escono interamente dalle tasche del conducente condannato, senza contributi o agevolazioni previste dalla legge.

Il problema si moltiplica nelle famiglie con un’unica auto. Se il padre viene condannato per guida in stato d’ebbrezza e installa l’alcolock sulla vettura di casa, anche moglie e figli dovranno soffiare nel dispositivo ogni volta che vorranno usare la macchina. Persone mai condannate, mai fermate ubriache al volante, costrette a dimostrare di essere sobrie perché un familiare ha commesso un reato. Una penalizzazione collaterale che colpisce innocenti e che la legge non contempla.

L’alternativa sarebbe comprare una seconda auto da dedicare esclusivamente al conducente con l’alcolock, ma questo sposta il problema sul piano economico rendendolo ancora più pesante. Chi non ha possibilità di spendere migliaia di euro si trova bloccato: o rinuncia definitivamente a guidare, o costringe tutta la famiglia al test dell’alcol, o viola la legge continuando a circolare senza dispositivo rischiando conseguenze penali ancora più gravi.

Durante il viaggio possono scattare test casuali che obbligano il conducente a soffiare nuovamente mentre è alla guida. Se non lo fa o se il test risulta positivo, il sistema registra l’anomalia e in alcuni modelli attiva allarmi sonori. Una precauzione contro chi pensa di far soffiare qualcun altro al momento della partenza per poi bere durante il percorso o farsi sostituire alla guida da chi ha bevuto.

La platea dei potenziali obbligati non è piccola. Le statistiche sulle infrazioni per guida in stato d’ebbrezza mostrano numeri significativi ogni anno, migliaia di patenti ritirate, centinaia di condanne definitive. Tutti questi automobilisti, una volta conclusa la sanzione amministrativa o penale, si troveranno davanti alla scelta: installare l’alcolock o rinunciare a guidare. E molti scopriranno che la loro auto non è compatibile, che i costi sono proibitivi, che la famiglia intera finisce penalizzata.

L’obiettivo dichiarato della norma è sacrosanto: ridurre le stragi del sabato sera, scoraggiare chi pensa di poter guidare dopo aver bevuto, proteggere gli utenti della strada da comportamenti irresponsabili. Ma l’applicazione pratica rivela quanto sia complesso tradurre principi giusti in misure efficaci quando si scontrano con la realtà del parco auto italiano, con i costi che gravano su famiglie già in difficoltà, con tecnologie che non tutte le vetture possono ospitare. Resta da vedere quanti riusciranno davvero a mettersi in regola e quanti invece finiranno per aggirare l’obbligo o semplicemente rinunciare alla mobilità personale.