Criptovalute sotto la lente: scoperta una maxi evasione

Indagini su mining, wallet digitali e trading in valute virtuali portano alla luce profitti non dichiarati per mezzo milione di euro.

Piacenza – Le Fiamme Gialle hanno concluso una complessa e articolata attività ispettiva, con proiezione su tutto il territorio nazionale, che ha consentito di individuare un’ingente evasione fiscale realizzata attraverso l’utilizzo di criptovalute e di strumenti di finanza decentralizzata, sistema finanziario alternativo che opera su blockchain, consentendo transazioni senza intermediari e offrendo servizi simili a quelli bancari.

L’azione investigativa trae origine da un’analisi svolta dal Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche di Roma – reparto speciale della Guardia di Finanza, altamente qualificato nell’impiego di innovativi software di blockchain analysis, capaci di tracciare e ricostruire le transazioni effettuate su registri digitali – nei confronti di un operatore economico piacentino, risultato inottemperante agli obblighi dichiarativi connessi ai redditi derivanti da attività di mining (estrazione) di criptovalute.

Nel corso degli accertamenti, condotti dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria, è stato rinvenuto all’interno di un deposito aziendale un impianto “mining rig”, ovvero un computer altamente specializzato progettato unicamente per generare, senza sosta, codici hash necessari per convalidare e creare “blocchi” di moneta virtuale, oltre a numerose schede grafiche GPU (graphics processing unit) progettate per essere utilizzate in attività di mining. Nel corso delle attività ispettive, pertanto, venivano individuati diversi portafogli virtuali (wallets), contenenti assets digitali di significativo valore economico, riconducibili a operazioni di investimento e scambio di criptovalute.

I successivi approfondimenti, svolti mediante una puntuale attività di analisi finanziaria e tecnologica, hanno consentito di attribuire, con certezza, la titolarità dei predetti wallets a sei soggetti, persone fisiche, residenti sul territorio nazionale, in particolare in Emilia Romagna, Lazio, Marche e Sicilia, che operavano abitualmente nel mercato delle criptovalute. Nello specifico, è emerso come gli stessi effettuassero frequenti movimentazioni, in entrata e in uscita, sulla piattaforma di un Exchange compliant, compatibili con attività di trading, detenzione e conversione di valute virtuali, prevalentemente Bitcoin (BTC), Ethereum (ETH) e altri token digitali.

La complessa attività svolta in sinergia dal reparto specialistico del Corpo e dalle Fiamme Gialle piacentine ha permesso di ricostruire con precisione la consistenza patrimoniale detenuta in criptovalute dai sei soggetti coinvolti, nonché di quantificare le plusvalenze e i profitti non dichiarati, con particolare riferimento agli obblighi di monitoraggio fiscale (inserimento dei dati nel quadro RW della dichiarazione dei redditi) e alla tassazione delle plusvalenze previste dalla normativa vigente in materia di valute virtuali.

Dagli accertamenti è difatti emerso che i sei soggetti individuati non solo omettevano sistematicamente gli adempimenti previsti dal monitoraggio fiscale in ordine alle attività detenute, ma non dichiaravano, ai fini reddituali, le ingenti plusvalenze realizzate mediante le descritte operazioni di trading in criptovalute, non operando, di fatto, nelle diverse annualità di imposta esaminate, il corretto versamento delle pretese erariali e della relativa imposta sostitutiva, per un ammontare complessivo di circa mezzo milione di euro, al quale aggiungere le conseguenti sanzioni amministrative previste.