La Suprema Corte torna a rimettere in discussione l’aggravante della premeditazione, già oggetto del primo annullamento.
Milano – La giustizia italiana non riesce ancora a dare una risposta definitiva sul caso di Davide Fontana, l’ex bancario 47enne condannato per l’omicidio di Carol Maltesi, la 26enne uccisa e fatta a pezzi a Rescaldina nel gennaio 2022. La Cassazione ha annullato per la seconda volta la condanna all’ergastolo, aprendo la strada a un terzo processo d’appello davanti a un collegio di giudici milanesi completamente rinnovato.
I motivi della decisione non sono ancora stati depositati, ma il punto è sempre lo stesso: l’aggravante della premeditazione, la parola da cui dipende tutto. La differenza tra trent’anni di reclusione e il carcere a vita.
La storia giudiziaria di questo processo è un labirinto di sentenze ribaltate. Il tribunale di Busto Arsizio aveva condannato Fontana a trent’anni in primo grado. Il primo appello aveva aggiunto premeditazione e crudeltà, portando la pena all’ergastolo. La Cassazione aveva però smontato la premeditazione chiedendo una nuova valutazione. Il secondo appello aveva reintrodotto l’aggravante, confermando il carcere a vita. Ora la Suprema Corte annulla di nuovo, e si ricomincia da capo con un collegio diverso chiamato a rileggere gli stessi fatti che non cambiano ma che ogni volta vengono interpretati in modo diverso.
Quei fatti sono cristallizzati negli atti processuali con una chiarezza agghiacciante. L’11 gennaio 2022 Carol si trova nell’appartamento di Rescaldina con Fontana. Stanno girando un video hard per OnlyFans. Lei è legata a un palo da lap dance quando lui la colpisce alla testa con un martello per tredici volte, poi la finisce con una coltellata alla gola. Nei giorni successivi Fontana fa a pezzi il corpo, lo conserva nel congelatore per settimane, infine getta quattro sacchi di plastica da un dirupo a Paline di Borno, nel Bresciano. Il ritrovamento fortuito di quei resti avvierà le indagini che porteranno all’identificazione della vittima e all’arresto dell’uomo.
Il movente individuato dagli inquirenti è la gelosia, o più precisamente il rifiuto. Carol stava per trasferirsi in provincia di Verona. Fontana non lo accettava. Ma tra il non accettare una separazione e il pianificare a freddo un omicidio c’è un confine che i giudici continuano a tracciare in modo diverso. Le riprese erano già programmate, il martello era lì, Carol era legata. È sufficiente questo per configurare la premeditazione? Oppure si è trattato di un gesto improvviso scaturito da una discussione nel bel mezzo di una situazione già di per sé estrema? La risposta dei giudici del terzo appello dovrà