Trauma cranico, lesioni su dorso, addome, gambe e persino sul labbro. Il medico legale esclude la caduta accidentale: le ecchimosi sono compatibili con un corpo contundente.
Bordighera – Alle 8.21 del mattino del 9 febbraio una donna chiama il 118 e dice che sua figlia fa fatica a respirare. Quando i soccorritori arrivano, Beatrice è già fredda. Due anni di vita spezzati nella notte, il corpo pieno di segni che nessuna caduta dalle scale possa giustificare.
L’autopsia eseguita nelle scorse ore ha tolto ogni dubbio sul fronte medico. Trauma cranico con probabile emorragia cerebrale. Lividi ovunque: sulla schiena, sulla pancia, sulle gambe, persino sul labbro. Lesioni che il medico legale attribuisce a colpi ripetuti con un oggetto contundente, non a una caduta. La bambina che secondo sua madre “cadeva sempre” non era mai finita una sola volta al pronto soccorso.
Quanto al momento della morte, i risultati spostano indietro le lancette molto più di quanto la madre abbia raccontato. Beatrice sarebbe morta nella notte tra l’8 e il 9 febbraio, probabilmente entro le due. Sei ore prima che qualcuno chiamasse i soccorsi. Sei ore durante le quali il suo corpicino è stato prelevato dal letto di una casa a Perinaldo, messo in macchina, trasportato a Bordighera, deposto in una culla.
Il giudice Massimiliano Botti ha scritto nell’ordinanza di arresto parole che non lasciano margine di dubbio: è impossibile prendere in braccio un bambino morto senza accorgersene. Impossibile metterlo in macchina senza capire. Impossibile portarlo a casa, adagiarlo nella culla e aspettare ancora sette minuti prima di alzare il telefono. Eppure è esattamente quello che la donna ha fatto, fingendo nella telefonata al 118 di essersi appena svegliata.
Le telecamere sparse per il territorio hanno registrato tutto. I movimenti in auto nelle ore notturne, gli spostamenti tra Perinaldo e Bordighera, i tempi che non tornano con nessuna delle versioni fornite dalla 42enne agli inquirenti. Per il Gip è stata orchestrata una cascata di bugie fin dal primo interrogatorio, tutte costruite nella stessa direzione: allontanarsi il più possibile dai fatti.
Oggi i carabinieri del Ris hanno passato al setaccio l’abitazione di Perinaldo del compagno della donna, indagato a piede libero per lo stesso reato. È lì che Beatrice avrebbe trascorso le ultime ore. La casa è sotto chiave, i campioni biologici sono stati prelevati. Stabilire esattamente cosa sia successo in quelle stanze nelle ore buie tra l’8 e il 9 febbraio è ora la priorità assoluta dell’inchiesta.