Santanchè indagata per bancarotta anche per Bioera

La ministra del Turismo è finita nel registro degli indagati per il fallimento della società del biofood di cui è stata presidente fino al 2021. Oltre a lei coinvolti ex amministratori, tra cui Mazzaro.

Milano – Due procedimenti per bancarotta. Due società fallite. Una sola ministra della Repubblica che continua a restare al suo posto nonostante l’incalzare delle vicende giudiziarie. Daniela Santanchè finisce nel registro degli indagati della Procura milanese anche per il crac di Bioera, azienda del settore alimentare biologico dove ha ricoperto la carica di presidente fino a tre anni fa. La notizia filtra solo adesso, ma l’iscrizione formale risale a circa sessanta giorni fa.

Bioera spa viene dichiarata fallita dai giudici milanesi a dicembre scorso. L’azienda, attiva nel comparto del biofood, aveva tentato la strada del salvataggio attraverso un accordo di ristrutturazione del debito. Sulla carta sembrava tutto pronto: ricapitalizzazione in arrivo, garanzie personali a copertura, piano industriale credibile. Nella realtà nulla di tutto questo si è concretizzato.

I soldi promessi per l’aumento di capitale non sono mai arrivati. Le garanzie che dovevano rassicurare i creditori si sono rivelate carta straccia, impossibili da incassare. Chi aveva accettato di rinunciare a parte del credito si è ritrovato con un pugno di mosche. Il tribunale fallimentare ha certificato l’impossibilità di proseguire e ha aperto la liquidazione giudiziale.

Oltre alla ministra del Turismo, l’inchiesta condotta dai sostituti procuratori Maria Gravina, Luigi Luzi e Guido Schininnà tocca diversi ex amministratori della società. Tra questi figura Canio Giovanni Mazzaro, che con Santanchè ha condiviso non solo responsabilità aziendali ma anche una relazione sentimentale ormai conclusa. Il cerchio degli indagati comprende quindi sia figure tecniche che persone legate alla senatrice da rapporti personali.

Gli inquirenti stanno ricostruendo chi ha preso quali decisioni, chi ha firmato i bilanci, chi ha avallato operazioni che poi si sono rivelate disastrose. La posizione di ciascuno verrà valutata in base al ruolo effettivamente svolto e alle responsabilità concrete nella gestione che ha portato al dissesto.

Gli avvocati Salvatore Pino e Nicolò Pelanda, che assistono la ministra, parlano apertamente di accanimento. Appresa la notizia dalla stampa – sostengono di non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale – hanno subito contrattaccato. Secondo loro Santanchè aveva una presidenza puramente onorifica, priva di deleghe operative. Le scelte le prendevano altri, lei si limitava a prestare il nome e la faccia.

Il fatto che venga coinvolta pur non essendo azionista e pur avendo lasciato l’incarico già nel 2021, secondo i legali, dimostra che si sta cercando il colpevole eccellente a tutti i costi. Una persecuzione giudiziaria mascherata da inchiesta legittima, insomma. Un teorema che mira a colpire politicamente più che a fare giustizia.

Dal Partito Democratico arriva una bordata collettiva firmata dai membri della commissione Attività produttive della Camera. Pandolfo, Peluffo, De Micheli, Gnassi, Di Sanzo battono sulla stessa tastiera: una ministra indagata era già un problema serio, una ministra con due procedimenti penali aperti per lo stesso reato diventa uno scandalo istituzionale.

Questo nuovo filone si innesta su un quadro già compromesso. Santanchè era infatti già finita sotto inchiesta per il fallimento di Ki Group, altra creatura imprenditoriale della galassia che faceva capo a lei e al suo entourage. Due società, due crack, due indagini per bancarotta. Un pattern che inizia a delinearsi con chiarezza preoccupante.

Finora da via della Scrofa, sede di Fratelli d’Italia, e da Palazzo Chigi non è arrivata alcuna presa di posizione ufficiale. La linea resta quella del garantismo assoluto: fino a condanna definitiva, Santanchè è innocente e resta al suo posto. Una linea che politicamente può reggere fino a un certo punto, soprattutto se le inchieste dovessero moltiplicarsi o se dovessero emergere elementi particolarmente compromettenti.