Sequestrato il contenitore del cuore trapiantato al bimbo

I Nas hanno acquisito il box refrigerato utilizzato per il trasporto da Bolzano che sarà sottoposto a perizia tecnica. Sei sanitari sono indagati per lesioni colpose.

Napoli – Il contenitore che ha trasportato il cuore da Bolzano a Napoli è ora sotto sequestro. I carabinieri del Nas, su delega della Procura partenopea, hanno posto i sigilli al box refrigerato utilizzato per conservare l’organo poi risultato danneggiato e trapiantato il 23 dicembre scorso a Tommaso, il bimbo di due anni e quattro mesi che ora lotta tra la vita e la morte nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Monaldi. Sul sistema di conservazione verrà effettuata una perizia tecnica affidata a consulenti specializzati nominati dagli inquirenti.

Non si tratta di un semplice contenitore, ma di un sistema tecnologico progettato specificamente per mantenere gli organi a temperature controllate durante il trasporto. Gli inquirenti vogliono verificare se il dispositivo ha funzionato correttamente durante le oltre cinque ore di viaggio via terra che hanno separato Bolzano da Napoli. Secondo l’ipotesi emersa dalla denuncia presentata dai genitori, l’organo sarebbe stato danneggiato a causa dell’utilizzo di ghiaccio secco al posto del ghiaccio normale, che avrebbe congelato alcune parti del cuore rendendolo inadatto al trapianto.

I consulenti tecnici dovranno accertare se il box era stato configurato correttamente, se la temperatura è rimasta nei parametri previsti dai protocolli e se sono state rispettate tutte le procedure di confezionamento e trasporto dell’organo.

I magistrati della VI sezione “Lavoro e colpe professionali” della Procura di Napoli – il sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci, coordinati dal procuratore Nicola Gratteri – hanno iscritto sei sanitari nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di lesioni colpose.

Gli indagati appartengono a due equipe diverse del Monaldi: da un lato i medici che si sono recati a Bolzano per effettuare l’espianto del cuore dal donatore, dall’altro i chirurghi che hanno eseguito materialmente il trapianto su Tommaso a Napoli. L’iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto che consente alla Procura di compiere tutti gli accertamenti necessari e ai sanitari coinvolti di nominare propri consulenti di parte.

Insieme al contenitore refrigerato, i carabinieri del Nas di Napoli, coordinati dal tenente colonnello Alessandro Cisternino, hanno acquisito l’intera documentazione relativa alla vicenda. Si tratta di cartelle cliniche, verbali operatori, schede di trasporto dell’organo, comunicazioni tra le equipe e con il Centro nazionale trapianti. Un fascicolo corposo che gli inquirenti stanno passando al setaccio per ricostruire ogni singolo passaggio della procedura e individuare eventuali responsabilità.

Le notizie che arrivano dal reparto di terapia intensiva del Monaldi non sono incoraggianti. Secondo quanto riferito dall’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia, uno dei medici che hanno in cura Tommaso ha comunicato che il bambino “presenta un peggioramento ai valori del fegato”. Un segnale che preoccupa ulteriormente i genitori e i sanitari, già impegnati in una disperata corsa contro il tempo per trovare un nuovo cuore compatibile.

Il piccolo è ai primi posti della lista europea dei trapianti pediatrici, ma ogni ora che passa riduce le possibilità di sopravvivenza. Dal 23 dicembre, giorno del trapianto fallito, Tommaso è mantenuto in coma farmacologico. Le sue condizioni sono critiche e instabili.

Il calvario di Tommaso era iniziato a soli quattro mesi di vita, quando gli era stata diagnosticata una cardiomiopatia dilatativa che aveva reso necessario l’inserimento immediato nella lista d’attesa per un trapianto. Per quasi due anni la famiglia aveva atteso la chiamata che potesse salvare la vita al bambino.

Il 23 dicembre era arrivata la notizia tanto sperata: c’era un cuore compatibile disponibile a Bolzano. L’équipe del Monaldi si era recata nel capoluogo altoatesino per effettuare l’espianto. L’organo era stato confezionato e trasportato via terra fino a Napoli, un viaggio di oltre cinque ore. Ma una volta arrivato in sala operatoria e impiantato nel torace di Tommaso, qualcosa era andato storto. Il cuore era compromesso, probabilmente a causa di un’errata conservazione durante il trasporto.

Nel frattempo la direzione dell’Azienda ospedaliera dei Colli ha disposto la sospensione temporanea del programma trapianti pediatrici al Monaldi e ha sospeso dall’incarico il primario di cardiochirurgia, il suo assistente e la direttrice della cardiochirurgia e dei trapianti. L’azienda sanitaria ha precisato che si tratta di misure cautelari legate allo stop dell’attività e non di provvedimenti disciplinari.