Preso dopo mesi di fuga il latitante Carlo Biancofiore

Accusato di mafia, traffico di droga e tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso. Blitz dei carabinieri con lo Squadrone Cacciatori “Puglia”.

Bari – È stato rintracciato e arrestato nella mattinata a Mola di Bari il latitante Carlo Biancofiore, classe 1979, ricercato dallo scorso luglio. L’operazione è stata condotta dai militari del Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Bari, con il supporto operativo dello Squadrone Cacciatori “Puglia”.

L’uomo era destinatario di due ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Tribunale di Bari su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Le accuse sono pesantissime: associazione mafiosa finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio premeditato aggravato dal metodo mafioso, oltre a porto e detenzione illegale di armi da fuoco.

Il primo provvedimento cautelare riguarda un’inchiesta che ha coinvolto otto persone, tutte condannate in primo grado come membri del clan Velluto. L’indagine, avviata nel 2002 e sviluppata fino al 2016, ha ricostruito gli assetti criminali nel quartiere Carrassi e nella zona di San Marcello a Bari. Dopo la collaborazione con la giustizia dell’allora capo clan Giuseppe Cellamare, il controllo del territorio sarebbe passato a una nuova organizzazione guidata da Domenico Velluto e Giovanni Fasano. Il processo di primo grado si è concluso con 23 condanne, per pene comprese tra i 30 e i 3 anni di reclusione, per un totale di 437 anni di carcere.

La seconda ordinanza si riferisce invece a un agguato avvenuto il 28 dicembre 2023 nel quartiere Carrassi, tra via Timavo, via Petrera e via Montegrappa. Quattro gli indagati coinvolti, ritenuti appartenenti alla frangia del quartiere Carrassi del clan Palermiti. Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal gip, il movente sarebbe legato a contrasti interni per il controllo delle attività illecite nella zona.

La vittima dell’agguato, che viaggiava in moto, sarebbe stata raggiunta da un commando armato: uno degli indagati avrebbe esploso almeno quattro colpi di pistola, mettendo in pericolo anche passanti e residenti. Alla base dell’azione ci sarebbero state tensioni sorte dopo il tentativo della vittima di espandere la propria influenza approfittando della detenzione del referente di zona.